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Confezionare tutto una compagine coes(i)a



CREARE SENSO E VALORE Coesia ha scelto Interpack
per affermare la propria identità di gruppo, con una struttura e una gestione in grado di risolvere, a livello globale, i problemi di imballaggio di molti settori manifatturieri. E lo ha fatto in grande stile, con 40 macchine in funzione, fra cui - première assoluta - una linea completa Acma per la produzione e modellazione del cioccolato, integrata con tre diverse macchine di confezionamento. Lo stand
era un punto di riferimento, in cui abbiamo anche incontrato persone del calibro di Terry Davies (Unilever), che ci ha spiegato le aspettative di un brand owner di livello mondiale. S.L.

Acma e G.D. sono note in tutto il mondo. Hanno fatto e continuano a fare la storia del packaging “made in Italy”, anche sotto il “marchio ombrello” Coesia, che oggi raccoglie altre dieci realtà di spicco nei rispettivi settori di riferimento. Per consolidare il brand, chiarendone identità, composizione e missione, nulla di meglio di Interpack, dove il gruppo in quanto tale ha esposto per la prima volta, con tutto l’impatto di uno stand da 2000 mq (uno dei più grandi della fiera), 200 addetti e un servizio di ristorazione da 800 pasti al giorno «tutto italiano al 100%, allestimento e catering compresi», sottolinea con orgoglio Sergio Beneventi, responsabile marketing di Acma e “regista” della partecipazione alla fiera tedesca.

Insiemi e sottoinsiemi

È sulla parola “gruppo” che cade, dunque, l’accento. Giuseppe Marcante, commercial director divisione food, interviene a spiegare il perché: «Coesia non è una federazione di aziende, ma un insieme di imprese consorziate per tipologie di prodotto e per applicazioni. Da questo punto di vista, possono essere idealmente classificate in tre macro settori: health & beauty, consumer goods e precision gears (la componentistica era l’unica non rappresentata a Interpack, Ndr), che siamo in grado di servire con progetti e sistemi ad hoc».

«A Düsseldorf - spiega Beneventi - su ciascuna macchina abbiamo applicato un’etichetta che ne indicava i possibili settori di impiego; così facendo, abbiamo comunicato con chiarezza ai visitatori che, unendo le competenze, siamo ormai in grado di supportare il cliente nella soluzione di tutti i suoi problemi di processo e confezionamento. Siamo, insomma, un interlocutore unico, che fornisce sistemi chiavi in mano di packaging primario e secondario, e l’utilizzatore ne guadagna in chiarezza di rapporti e certezza delle responsabilità, efficienza complessiva della soluzione, oltre che nella migliore integrazione-comunicazione tra le macchine. E per rendere immediatamente percepibile il senso di questa nostra evoluzione, abbiamo anche disegnato il “Packing Cube”: un oggetto di forma compiuta, all’insegna della trasparenza e dell’immediatezza, da maneggiare e consultare, che esprime il concetto delle potenzialità espresse dal Gruppo Coesia nell’ambito dell’industria dell’imballaggio».

Lo stesso mix di specializzazione e flessibilità si riscontra peraltro in ciascuna macchina, che viene progettata seguendo criteri di modularità “spinta”, a prescindere da dove venga prodotta: in Europa o in Cina, in Brasile, Nordame­rica o India… nei siti industriali che Coesia ha aperto seguendo un piano di decentramento in progress.
Allo stesso modo si vive la relazione con il singolo utilizzatore: «La nostra attuale organizzazione - interviene Marcante - ci consente di lavorare insieme ai tecnici del cliente e, dunque, di capire meglio le sue esigenze per rispondere con la soluzione più efficace. Valga su tutte, la nostra storia con Unilever: dall’inizio del rapporto a oggi, ovvero nell’arco di sei anni, abbiamo decuplicato il volume d’affari con la multinazionale».

Cioccolato, e non solo

A Interpack Coesia ha registrato una media di 900 visitatori al giorno, qualificati e con progetti concreti da realizzare. Provenivano anzitutto da Usa e Asia (il 15% del totale dal sud est asiatico: Cina ma anche Indonesia, Tailandia…), dall’India ma anche da Russia, Turchia e America latina. Poco vivace, invece, l’affluenza dall’Europa, soprattutto dell’est, mentre dall’Italia si sono mossi i rappresentanti di parecchie medie aziende, «magari con richieste particolari, legate a produzioni di nicchia, a dimostrazione che l’economia domestica non è così “piatta” come la si dipinge. Il mercato è in ripresa - conferma ancora Marcante - e, a livello internazionale, abbiamo riscontrato una vivacità particolare nei settori del sapone solido, dei liquidi alimentari e non, delle caramelle, del cioccolato. Lo ha testimoniato l’interesse suscitato dalla linea Acma per la modellazione di cioccolato (1), che abbiamo mostrato completa e in funzione, credo per la prima volta nella storia delle fiere. Era configurata per produrre tavolette di cioccolato da 100 g con una produttività massima di 3000 kg/h.

Il modellatore è stato integrato con tre differenti macchine, per illustrare diverse possibili soluzioni di confezionamento: l’incartatrice multi-stile M888 per cioccolatini e caramelle (2), la MC4TB ad alta velocità con doppio sistema di incarto per tavolette e barrette di cioccolato (3), e la SP2 NG (4) per prodotti di cioccolato, dolciari o da forno. Quest’ultima è stata equipaggiata con il sistema “Green Machine”, sviluppato in partnership con Schneider Electric, che ci ha permesso di raggiungere nuovi traguardi di efficienza energetica».
Il sistema, che potrà essere installato a richiesta anche sulle altre macchine Acma, si basa su un principio di “adattamento dinamico”, grazie al quale la macchina si regola automaticamente alle condizioni operative delle unità a monte e a valle, conseguendo un risparmio energetico del 30% circa.           

Cosa chiede l’utilizzatore alle macchine per l’imballaggio?
In sintesi, flessibilità, risparmio energetico, facilità d’uso e sicurezza. Questa l’opinione di Terry Davies (technology director Unilever del Personal care per Asia, Middle East, Russia e Turchia).

La collaborazione tra Unilever e Coesia si fonda sulla fiducia costruita nel tempo. E - tiene a precisare Davies - sulla capacità del gruppo di saper dare risposte, a un tempo pragmatiche e innovative, alle necessità e ai trend che, di volta in volta, caratterizzano la domanda di sistemi di packaging.

«I nostri prodotti - spiega il manager - sono concepiti in modo da rendere minimo l’impatto ambientale ed è logico, dunque, che i nostri fornitori debbano fare altrettanto. Alle macchine chiediamo, in particolare, che non sprechino energia, siano facili da utilizzare e pulire e, buon ultimo, che siano sicure. Per noi sicurezza, qualità ed efficienza sono requisiti non negoziabili, anche perché il consumatore è sempre più consapevole ed esigente, e rappresenta un pungolo al miglioramento continuo. A finelinea, per fare un esempio, stiamo prestando particolare attenzione al “soft handling”, per evitare che, durante la movimentazione, le confezioni entrino in contatto fra loro, rovinandosi».

Seguendo questa logica, continua Davies le alte velocità non sono, di per sé, un requisito indispensabile, mentre lo è senz’altro la flessibilità poiché l’efficienza di un impianto si misura anche in base al numero e alla varietà di formati che è in grado di gestire. Caratteristiche imprescindibili di una macchina sono, di conseguenza, la semplicità dei cambi formato, l’ingombro ridotto e una concezione modulare, che permetta cioè di integrare o sostituire solo gli elementi di volta in volta necessari a seguire l’evoluzione della gamma produttiva dell’utilizzatore. In un’ottica di efficienza dell’intera catena produttiva, poi, il sistema deve offrire la possibilità di registrare i dati relativi a produzione, fermi macchina e via dicendo, per poterli analizzare.

«I nostri clienti ossia le insegne della grande distribuzione - prosegue il manager di Unilever - ci chiedono imballaggi “verdi” (realizzati con una minore quantità di materiale), ma con finiture di qualità e facilmente personalizzabili, in funzione di una campagna promozionale o di altre esigenze del marketing, mentre le soluzioni anti-contraffazione o anti-violo non sono fondamentali ovunque. In Asia, ad esempio, l’estetica e la capacità di valorizzare il brand sono in questo momento ben più importanti: il bene di marca rappresenta ancora un simbolo di status e la confezione viene esibita per testimoniare il livello sociale dell’acquirente».


Identità di gruppo Coesia Group fa capo a Isabella Seràgnoli, che detiene il 100% delle quote, con Angelos Papadimitriou nel ruolo di amministratore delegato. Dal quartier generale di Bologna segue l’attività di 12 società leader in diversi segmenti del settore imballaggio (Acma, Admv, Cima, Citus, G.D, Gdm, Hapa, Kalix, Laetus, Norden, Sacmo, Volpak). A livello globale conta 36 stabilimenti, situati in dodici paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Svizzera, USA, Brasile, Cina, Turchia, India, Indonesia), 21 filiali dirette e un fatturato consolidato 2010 di 871 milioni di euro con 3.840 dipendenti.
Guardando ai settori di sbocco, le aziende di Coesia possono essere raggruppate in tre grandi aree di riferimento: health & beauty (farmaceutico, cosmetico e health care), consumer (food, beverage, confectionery e, nel non-food, sapone, detergenza per la casa, tabacco) e, infine, precision gears, a cui fa capo Cima, specializzata in componenti industriali, anzitutto per l’aeronautica e la motoristica da competizione. Fra le aziende che seguono il largo consumo spiccano aziende come G.D., che domina il settore del tabacco a livello mondiale, e Acma: una sorta di gruppo nel gruppo che comprende anche M.C. Automations e Tecnosweet (processing e packaging di cioccolato) e Tecnomeccanica (tè).

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