ATTENZIONE... IN QUESTO SITO SONO ARCHIVIATI I CONTENUTI DELLA RIVISTA DAL 2008 AL 2011. CLICCA SOPRA PER PASSARE AL NUOVO SITO. GRAZIE










Imballaggi più sicuri



FOOD CONTACT  Gli aspetti normativi e tecnico-scientifici relativi agli inchiostri utilizzati nella stampa di imballaggi per alimenti sono stati oggetto di discussione nel corso del convegno organizzato a maggio da Aibo-Fce. Voci, commenti e approfondimenti da un gruppo di esperti, animati da spirito di concretezza e dalla volontà di “condividere” per crescere.  (Luglio 2010)

Aibo-Fce (Associazione italiana business operator - food contact expert) è stata costituita nel giugno 2009 con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento tecnico-scientifico per l’intera filiera del packaging alimentare. Tra le sue finalità, rientrano la promozione della ricerca e dello studio nell’ambito delle discipline sui materiali e oggetti a contatto con gli alimenti, oltre che l’organizzazione di eventi formativi e divulgativi sul tema dell’imballaggio.

Il più recente, in ordine di tempo, è stato il convegno “Inchiostri nel packaging alimentare: dalla normativa all’applicazione lungo la supply chain”, che ha avuto luogo il 12 maggio scorso alla Villa Monastero di Varenna (LC) e ha suscitato il vivo interesse dei convenuti. Forse per la delicatezza e la complessità degli argomenti sul tavolo, forse anche per una consapevolezza diffusa e diversa dal passato, che guarda al confronto sistematico come all’unica via per imprimere UN carattere innovativo al sistema industriale.  

Cronaca e commenti
A far da moderatore è stato chiamato Italo Vailati (segretario Giflex) che, facendosi portavoce di un’istanza comune, ha sottolineato quanto sia determinante, per dare trasparenza al settore, attivare una concreta collaborazione tra tutti gli attori della filiera (dai produttori di materie prime ai consumatori).

I lavori sono stati aperti da Andrea Cassinari (presidente Aibo-Fce), che ha illustrato gli obiettivi dell’associazione e lo spirito di concretezza con cui è stato organizzato il convegno: esemplificativo il fatto che siano stati interpellati esperti in grado di affrontare in modo pragmatico il tema degli inchiostri utilizzati nella stampa di imballaggi per alimenti.

Aspetti normativi
Francesco Legrenzi (responsabile Ufficio legale Istituto Italiano Imballaggio) ha parlato della disciplina europea che regolamenta i materiali a contatto con gli alimenti (MCA) e ha commentato, in particolare, un’iniziativa svizzera che - recependo la Risoluzione del CoE sugli inchiostri - li regolamenta per la prima volta.

L’ordinanza svizzera
Entrata in vigore il 1° aprile 2010 (modifica del 7 marzo 2008 dell’Ordinanza 817.023.21 del DFI sui materiali e gli oggetti del 23 novembre 2005), l’ordinanza svizzera prevede due liste positive: la lista A (sostanze con valutazione tossicologica e limiti di migrazione) e lista B (sostanze senza valutazione tossicologica, con un limite di 10 ppb come obbligo di legge). Le sostanze non listate non sono ammesse.

Legrenzi ha fatto notare che l’European Printing Ink Association, dal canto suo, a febbraio 2010 ha provveduto a diramare una circolare in cui precisa che, al momento, i produttori di inchiostri non sono in grado di garantire la presenza esclusiva delle sostanze listate secondo l’ordinanza svizzera. I membri EuPIA si stanno comunque attivando con i propri fornitori per ottenere informazioni aggiuntive per giungere a una piena conformità.

Nella circolare si precisa inoltre che non tutte le sostanze sono state correttamente allocate nelle liste positive dell’ordinanza svizzera; fatto presente alle autorità competenti, queste hanno provveduto a emanare una lettera informativa per la futura revisione degli elenchi dell’allegato 6.
Come adempiere dunque a queste condizioni contrattuali?

«Nel caso un prodotto debba essere esportato in Svizzera - ha suggerito Legrenzi - è fondamentale inserire nel contratto/capitolato di fornitura il riferimento preciso al nuovo regolamento, specificando gli aspetti che devono essere adempiuti. Non è sufficiente infatti un richiamo generico al riferimento di legge. Naturalmente è difficile poter dimostrare che il materiale oggetto della fornitura rispetta i 10 ppb se mancano le informazioni da parte del fornitore di inchiostri. In questo caso si può proporre il rispetto delle liste positive e quindi di eventuali limiti di migrazione specifica (LMS) una volta che il produttore di inchiostri sarà in grado di passare le informazioni complete».

Legislazione Ue
Diversa è - ha sottolineato ancora Legrenzi - la situazione in Europa, dove il limite di 10 ppb è obbligatorio per le materie plastiche, ma solo nel caso di articoli fabbricati con sostanze non presenti nelle liste positive (e quindi non autorizzate). Tali sostanze sono ammesse se vi è tra queste e il prodotto alimentare un’adeguata barriera funzionale e il limite massimo di migrazione è di 0,01 mg/kg.

A livello europeo non esiste una legislazione specifica che richiami le modalità di stampa o le caratteristiche degli inchiostri; essi non sono infatti sottoposti al limite di migrazione dei componenti di 10 ppb o di 0,01 mg/kg, in quanto non è stabilito per legge.

Esistono, invece, regole generali valide per tutti i componenti del packaging: l’art. 3 del Regolamento 1935/04/CE stabilisce infatti che materiali e oggetti devono essere conformi alle pratiche di buona fabbricazione, affinché, in condizioni d’impiego normali o prevedibili, non trasferiscano all’alimento sostanze in “quantità tali” da costituire un pericolo per la salute umana, comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o comportare un deterioramento delle loro caratteristiche organolettiche.

Precisa ancora il responsabile Ufficio legale dell’Istituto Italiano Imballaggio che “la quantità” in questione è lasciata alla responsabilità del produttore di MCA (materiali a contatto con alimenti, Ndr) la cui valutazione tecnica è lasciata alla diligenza professionale, e viene decisa tra fornitore e utilizzatore di packaging mediante un’apposita specifica che stabilisce una soglia concordata tra le parti.

Legrenzi ha infine ricordato i principi del Regolamento 2023/06/CE sulle buone pratiche di fabbricazione, che fa riferimento anche al corretto stoccaggio dei materiali e degli oggetti stampati, per evitare che le sostanze presenti sulla superficie stampata non siano trasferite a quella a contatto con il prodotto alimentare.

«A questo proposito - ha tenuto a precisare Legrenzi - ricordiamo che il set-off è ammesso, purché in concentrazioni in linea con le prescrizioni dell’art. 3 del Regolamento 1935/04/CE».

Set off ed effetti barriera: metodi di analisi 
Valter Rocchelli (amministratore delegato Ircpack Srl) ha illustrato l’approccio metodologico utilizzato nei laboratori di analisi, soffermandosi in particolare sulla valutazione del set-off in film flessibili (studio eseguito in collaborazione con Giflex) e degli effetti della barriera funzionale degli imballaggi primari nei confronti di eventuali inquinanti provenienti dal packaging secondario. La tecnica analitica di elezione per questo tipo di studi è la gascromatografia abbinata alla spettrometria di massa (GC/MS).

• Nel caso del set-off, Rocchelli ha illustrato i metodi analitici utilizzati per l’identificazione e la valutazione semiquantitativa dei composti organici volatili e semivolatili e di quelli non volatili.

«Se - precisa Rocchelli - dai risultati delle analisi risulta che il composto non è listato, calcoliamo la Migrazione Specifica Teorica (100%), applicando il fattore di esposizione convenzionale “6”, ed effettuiamo un confronto con valori di riferimento (non con limiti ufficiali): LMS di 50 ppb, per composti da introdurre nelle liste positive che richiedono una valutazione tossicologica più approfondita, nel caso eccedano; LMS di 10 ppb per composti non listati e non CMR. Se il valore della migrazione teorica è maggiore rispetto a quello del LMS o dei valori di riferimento considerati, procediamo con l’analisi di migrazione specifica nei simulanti o negli alimenti».

Rocchelli ha precisato inoltre che «sebbene i metodi GC/MS siano sensibili e non particolarmente complessi, “vedono” quasi tutto, composti organici volatili, semivolatili e non volatili inclusi. Questo significa che non vengono rilevati quei composti per lo più ad alto peso molecolare (>700-800 Da) non rilevabili con la GC ma analizzabili con altre tecniche (HPLC/DA, HPLC/MS, HPLC/MS/MS): tutte disponibili ma - perlomeno al momento - non molto diffuse sul mercato. Per questo motivo è fondamentale sapere sia cosa ricercare sia cosa è stato messo nell’inchiostro e nell’adesivo ed è quanto mai auspicabile la collaborazione con tutti i produttori di materie prime, magari avviando dei patti di riservatezza».

• Rocchelli ha infine esposto i risultati di una sperimentazione effettuata per valutare l’effetto della barriera funzionale di film plastici destinati al contatto diretto con l’alimento nei confronti di composti organici provenienti dall’imballaggio secondario (cartone multistrato costituito da fibre di recupero, stampato e verniciato). Sono state valutate diverse soluzioni tecnologiche per ottenere la barriera ed è stato fatto un confronto con film normalmente utilizzati (PP cast).


Approcci alla validazione in ottica di food safety

Anna Bortoluzzi (di Quota Sette Srl e consulente di direzione e ispettore Accredia) ha parlato della validazione metodologica, della documentazione di supporto e della gestione di un audit in ottica di food-safety. Dopo aver chiarito il concetto di validazione (secondo la definizione della norma UNI EN ISO 9000:2005 è la conferma, sostenuta da evidenze oggettive, che i requisiti relativi a un utilizzo o a un’applicazione specifici previsti sono stati soddisfatti), ha illustrato le fasi da seguire nel caso venga sviluppato un nuovo packaging, caratterizzato da contenuti innovativi sia in relazione ai processi di stampa sia agli inchiostri e al supporto.

«In ambito food-safety - ha sottolineato Anna Bortoluzzi - la validazione funge da riduttore del rischio. In questo caso, si fa riferimento alla norma UNI EN ISO 22000:2005 (più idonea rispetto alla ISO 9000), secondo cui è necessario ottenere l’evidenza che le misure di controllo gestite dal piano HACCP e dai PRP (Programmi di Prerequisiti Operativi) possano essere effettive».

Esistono tre livelli di validazione, utilizzabili in funzione della tipologia di rischi da tenere sotto controllo.

• La validazione da bibliografia utilizza dati scientifici ottenuti con metodi affidabili e confermati, nel tempo, come validi. «Spesso la si può portare a termine senza costi elevati, dato che non necessita di sperimentazioni specifiche. È comunque utile raccoglierne delle conferme nel tempo, basti pensare, ad esempio, ai dati di permeabilità all’ossigeno o al vapore d’acqua per film plastici di tipo standard».

• La validazione “allo stato dell’arte” fa riferimento ad approcci consolidati e condivisi ad ampio livello, per esempio attraverso la normazione volontaria o le indicazioni della legislazione cogente. «Fornisce in genere indicazioni puntuali ma, allo stesso tempo, lascia spazio interpretativo nell’applicazione. Tanto maggiore è lo spazio interpretativo tanto più sarà necessario supportare le scelte operative con dati sperimentali o altro tipo di evidenze».

• La validazione statistica si esegue tramite esperimenti, che sono gestiti e/o interpretati ricorrendo a test di ipotesi (t di Student), utilizzato ad esempio per la valutazione di due serie di risultati ottenuti modificando un formulato; analisi della varianza (ANOVA), per valutare i risultati analitici ottenuti da più laboratori; DoE (Design of Experiments), per pianificare, ad esempio, le prove di un nuovo processo e che consente di ridurre il numero delle sperimentazioni necessarie per individuare le scelte progettuali più efficaci.

«La validazione statistica, per affidabilità dei risultati e contenimento dei costi, si dimostra l’approccio più corretto per mettere a punto i processi di stampa e di formulazione dei prodotti nel pieno rispetto dei requisiti di legge, mantenendo la conformità nel tempo (si pensi ai requisiti relativi al set-off). Nella maggior parte dei casi reali - ha sottolineato Bortoluzzi - per un approccio orientato alla prevenzione, è necessario stabilire quali livelli di validazione adottare in funzione dei problemi da affrontare. In molti contesti è opportuno impostare una validazione che “lavori” su più livelli e possa offrire così risultati più accessibili. Infatti, le risorse a disposizione (sia umane che materiali) sono spesso limitate e l’utilizzo sinergico dei diversi strumenti permette di raggiungere più agevolmente gli obiettivi, anche se richiede più esperienza nella pianificazione».

Cosa si aspetta l’industria alimentare?
A conclusione dei lavori, Antonio Feola (responsabile Materie Prime e Ambiente AIDI) ha presentato una relazione sulle aspettative dell’azienda alimentare e sul ruolo attivo della collaborazione associativa. Illustrando lo scenario di riferimento per la sicurezza alimentare, Feola ha fornito alcuni dati elaborati dall’ultimo Monitor Federalimentare (2008) secondo cui il 71% dei consumatori italiani si fida di ciò che mangia e di chi lo produce; la marca continua inoltre a essere uno dei più importanti fattori di scelta.

«In tema di sicurezza alimentare, l’Italia vanta un sistema di controlli pubblici efficiente: ogni anno, le autorità preposte effettuano più di 720.000 visite ispettive in azienda. Il nostro Paese, tra l’altro, è risultato, sia nel 2006 che nel 2007, il primo in Europa per segnalazioni inviate al RASFF (sistema rapido di allerta europeo). Negli ultimi tre anni, le allerte generate dai materiali di imballaggio sono state pari all’8%, rispetto al totale di quelle pubblicate sul RASFF (circa 3.000 l’anno). In alcuni casi - ha precisato Feola - gli allarmi, che hanno avuto un impatto pesantissimo sulle aziende coinvolte, sia in termini di immagine che di costi diretti, erano ingiustificati. Ecco perché l’industria alimentare chiede interventi che favoriscano il coordinamento e la comunicazione fra le autorità locali e quelle nazionali coinvolte».

Dal canto suo, l’Associazione Industrie Dolciarie Italiane si sta impegnando per creare un tavolo di lavoro che riunisca esperti in materia di food packaging e per elaborare linee guida sulla rintracciabilità e sulle dichiarazioni di conformità degli MCA.

Tutte le relazioni sono disponibili sul sito Aibo-Fce: www.foodcontactexpert.org.

 

SFOGLIA ONLINE LA RIVISTA


imballaggio rivista packaging