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L’anima della tradizione



Aidepi sostiene Ipack-Ima 2012: i motivi di una scelta, a vantaggio di un comparto industriale di altissimo valore.

Nel dicembre scorso Paolo Barilla - vicepresidente dell’omonimo gruppo industriale - è stato eletto primo presidente di AIDEPI (Asso­ciazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane). Si tratta di una realtà che, in seno a Confindustria, ha accorpato due associazioni di categoria pre-esistenti, ovvero l’Associazione delle Industrie Dolciarie Italiane e l’Unione Industriali Pastai Italiani, in rappresentanza di circa 130 aziende con 36mila addetti.

Si è così configurato il primo polo del “food made in Italy”, con una posizione di assoluto rilievo anche a livello internazionale, che intende tra l’altro perseguire la promozione e la rappresentanza dei valori che l’industria dolciaria e della pasta esprimono: qualità e sicurezza dei prodotti industriali, tutela e valorizzazione della tradizione nazionale, trasparenza nella informazione al consumatore, ma anche sostegno alle loro capacità competitive e produttive.
Tra le prime azioni “ufficiali” compiute in questo senso da AIDEPI, che opera a stretto contatto con Federalimentare, spicca il sostegno a Ipack-Ima (la fiera internazionale dell'imballaggio e del confezionamento, delle logistica industriale e delle macchine per l'industria alimentare, con punte di eccellenza nel settore grain based food), di cui Paolo Barilla stesso è stato nominato presidente per l’edizione 2012: incarico peraltro accettato con soddisfazione e svolto con impegno in più di un’occasione pubblica.

Quali i motivi di questa scelta di campo da parte di AIDEPI? E quali gli orientamenti futuri, considerando gli scenari e le possibili evoluzioni di mer­cato?

Dato che AIDEPI rappresenta un ventaglio decisamente ampio di aziende (produttori di pasta, confetteria, cioccolato e prodotti a base di cacao, biscotti e prodotti dolci da forno, gelati, dessert, pasticceria industriale e cereali da prima colazione), Mario Piccialuti (direttore dell’associazione) ci potrà aiutare a tratteggiare un primo quadro dell’industria alimentare italiana, alla luce dei cambiamenti indotti dalla crisi, dalle normative più recenti, dalle regole di un commercio “senza confini”.

Partiamo da un dato di fatto: la perdita del potere di acquisto delle famiglie italiane sta incidendo sui consumi alimentari. Si tratta davvero di un fenomeno inusuale per il nostro Paese? Quali le conseguenze reali sull’industria alimentare nel suo complesso?

Sicuramente le famiglie italiane sono in un momento di difficoltà: è sotto gli occhi di tutti la contrazione generale dei consumi. Fortunatamente, per quanto riguarda i settori del dolce e della pasta, la tendenza a ridurre l’acquisto è stata minore rispetto ad altri settori: lo dimostrano i dati di produzione che, comunque, hanno segnato un passo positivo. Inoltre le aziende hanno da sempre fatto la loro parte nel contenere i prezzi al dettaglio. E questo nonostante i problemi di reperimento delle materie prime e la volatilità dei prezzi che hanno gravato sui costi generali di produzione.     

Quali le strategie e breve e medio termine per rilanciare la competitività del comparto a livello nazionale e internazionale?

La chiave per superare le difficoltà e rilanciare la competitività è nella continua ricerca, nell’innovazione e nello sforzo di penetrare nuovi mercati. L’export poi ha sempre giocato e gioca, ancor più in un momento di contrazione del consumo interno, un ruolo fondamentale, fungendo da volano di sfogo per le aziende produttrici.
Al proposito valga su tutti il dato relativo al comparto pasta: ai mercati esteri è stata destinata una quota pari al 53% in volume e al 39% in valore della produzione nazionale, superando quindi i volumi dei consumi domestici. Dal canto nostro speriamo che queste prospettive riescano a dare slancio a una politica economica, che dovrebbe agevolare la produzione e la costituzione di stock comunitari di materie prime strategiche, l’apertura verso i mercati extra-UE e la nascita di un’agricoltura più moderna, orientata al mercato e sostenibile.

Lo sviluppo e la crescita di una cultura della qualità imprenditoriale di settore passa anche attraverso il sostegno a manifestazioni industriali. A questo proposito, quale ruolo gioca una manifestazione come Ipack Ima per sostenere lo sviluppo dei comparti rappresentati?

Come ha avuto modo di sottolineare anche il nostro Presidente, Aidepi ha il compito di consolidare una cultura imprenditoriale della qualità, sia sotto il punto di vista della sicurezza alimentare, sia di quelli, altrettanto delicati ed urgenti, delle tematiche nutrizionali e della sostenibilità lungo le filiere di approvvigionamento.  Ipack-Ima rappresenta dunque la vetrina tecnologica d’eccellenza, a livello mondiale, con le macchine per l’industria della pasta e per la filiera del grain based food. Ma è anche una mostra completa che, con le tecnologie e i materiali per il processing, il packaging e il material handling, è un appuntamento decisamente importante per le aziende produttrici.                                               

Pasta e dolci all’italiana
Se analizziamo i settori che AIDEPI  rappresenta, quello della pasta ha concluso il 2010 con un aumento dei volumi prodotti del +1,7%, a fronte di un calo del -3,2% in valore, legato al rientro delle quotazioni delle materie prime e dei prezzi alla produzione della prima parte dell’anno. In cifra assoluta, la produzione ha raggiunto la quota di 3,3 mln di tonnellate, corrispondente a un fatturato di 4,3 miliardi di euro. L’Italia ha mantenuto il proprio ruolo leader, con una quota pari al 26% della produzione mondiale e a circa il 70% di quella europea. Al consumo interno è stato destinato un quantitativo di pasta per oltre 1,5 mln di tonnellate, per un valore che supera i 2,6 miliardi di euro.
Anche l’industria dolciaria ha messo a segno nel 2010 una buona crescita della produzione: +1,9% in volume e +4,5% in valore. In cifra assoluta, la produzione complessiva è stata poco meno inferiore a 1,9 mln di tonnellate, per un valore di oltre 12 miliardi di euro. La “best performance” va al comparto del “cioccolato e prodotti a base di cacao”, cresciuto complessivamente di oltre il +4% in volume e del +8,9% in valore.
Positiva la performance anche dei “prodotti da forno”, comparto che rappresenta il 60% circa sul totale dell’intera produzione dolciaria, con un +1,9% in volume e un +3,2% in valore.
Sono  indici che dimostrano un’apertura del comparto sui mercati esteri accresciuta e superiore alla media del “food and drink” nazionale.


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