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… più dialogo nella supply chain



Sicuro e facile da smaltire, ottimizzato ed economico, stampato just in time. Così deve essere il “buon” imballaggio per alimenti secondo il responsabile packaging Barilla, che ai costruttori di macchine rappresentati da Acimga spiega le politiche di progettazione  del packaging del gruppo e chiede…

Dal 2007 al 2010 gli interventi sul packaging dei prodotti Barilla sono aumentati del 13%, ma in alcuni paesi hanno raggiunto picchi del +30-40%. «In termini assoluti - stima Michele Amigoni, Group Supply Chain, Packaging De­sign & Standards Director dell’azienda si tratta di circa 2.000 ri-progettazioni o ristampe l’anno, di cui 1.000 nella sola Italia, mentre in Francia negli ultimi tre anni il numero di modifiche è passato da 80 a 300, e il fenomeno non accenna a rallentare.

A chi, poi, prevede o auspica il calo tendenziale dell’uso di imballaggi rispondo che, a livello globale, sarà estremamente difficile: sia nelle aree in crescita, per via dell’accesso di nuove fasce di popolazione ai beni di massa, sia nelle economie mature dove i consumi rallentano, per il rincorrersi delle azioni promozionali che impongono di produrre piccoli lotti da rinnovare in continuazione, anche e soprattutto nel packaging».
Siamo a Milano, al primo Acimga Lun­cheon di fine estate, in una saletta dell’associazione affollata di produttori di macchine e tecnologie per il converting, vivamente interessati al confronto diretto con i clienti dei propri clienti. A stimolare il botta e risposta pensa Felice Rossini, presidente di Acimga, che riporta l’attenzione sui motivi dei tanti interventi di ordine grafico.
Amigoni riprende la parola con un esempio: «Una merendina cambia veste in media 3 volte l’anno per comunicare uno sconto, un concorso o un regalo, o semplicemente, per un opportuno “refresh” dell’immagine. Chi si ferma… perde quote». Ma non basta.

Il trade e
“Il Mulino che vorrei”

Molti altri fenomeni, talvolta anche contrastanti, concorrono a moltiplicare i prodotti, i loro imballaggi e gli interventi suggeriti dagli sviluppi della domanda. La segmentazione dei target di consumatori, per esempio, da servire con un’offerta sempre più specializzata; ma anche il rapido sviluppo del low cost e il conseguente riposizionamento di molti prodotti di marca sulla più redditizia fascia premium, per evitare faticosi confronti sul prezzo. Non solo: fra produttore e consumatore si è da tempo inserito un terzo grande attore, la distribuzione moderna, che con tutta la forza contrattuale delle grandi centrali d’acquisto ha mutato gli equilibri del mercato e condiziona sempre più le scelte dei suoi fornitori. All’industria di marca le catene della GDO chiedono merci confezionate e palettizzate in modo da agevolare lo stoccaggio, il riassortimento e l’esposizione sul punto vendita. Inoltre commissiona un numero crescente di referenze per le linee a marchio proprio, con il relativo imballaggio ad hoc, magari con un formato modificato in modo da sostenere le offerte promozionali della catena.
«L’industria alimentare - conclude Ami­goni - da un lato deve quindi soddisfare le esigenze mutevoli e sofisticate del trade e dall’altro quelle di un consumatore finale attento e sempre più attivo, che oggi pretende di essere ascoltato». Magari anche in merito alla confezione del suo prodotto preferito. «Di recente, proprio accogliendo alcuni suggerimenti pubblicati sul nostro spazio web “Nel Mulino che vorrei”, abbiamo rilanciato come “limited edition” prodotti popolari come il Soldino e Palicao. E i risultati confermano la correttezza della scelta».

Condividere le conoscenze
Crocevia di funzioni comunicazionali e protettive, l’imballaggio è, dunque, sempre frutto di un compromesso fra istanze diverse e talvolta contrastanti. E chiede tanto al suo produttore quanto al suo utilizzatore una crescente flessibilità organizzativa e tecnologica.
Una flessibilità - sottolinea il manager nel suo intervento - che va posta anzitutto al servizio della qualità, della sicurezza e della compatibilità ambientale del sistema prodotto-imballaggio.
«Tutti noi sappiamo che un packaging, soprattutto per alimenti, deve rispondere a molti e severi requisiti fissati da norme, buone pratiche e capitolati aziendali. Chi non li rispetta, rischia molto… Lo ha sperimentato, di recente, un converter non italiano che, per Barilla, ha realizzato una bella confezione stampata flexo ma che, ai nostri test, ha mostrato un residuo solvente al di fuori dei nostri standard, e non è stato quindi utilizzato a livello industriale. La causa del problema? Per coniugare qualità di stampa e rispetto della data di consegna il trasformatore non ha saputo gestire correttamente i passaggi post print, essiccazione in primis. E noi abbiamo cambiato fornitore».

Questa storia paradigmatica insegna anche una seconda verità: utilizzatori, converter e produttori di macchine e attrezzature debbono condividere conoscenze, bisogni ed esperienze, in modo da superare i limiti delle competenze (e degli interessi) particolari per capirsi meglio. «Oltre a rivolgerci a trasformatori e stampatori, nostri interlocutori naturali - dichiara dunque il manager - dobbiamo poter allacciare un rapporto diretto e continuativo più a monte, anche con i produttori macchine e materiali da imballaggio. Per entrare nel dettaglio, questo atteggiamento ci ha guidato ad adottare con molta frequenza la stampa flexo, quando questa ha potuto garantirci un livello qualitativo eccellente; con la medesima attenzione guardiamo alla stampa digitale, già oggi conveniente nel labeling, per capire quando sarà “matura” anche per il packaging flessibile».

Safety e ambiente
Uno degli sviluppi più promettenti riguarda l’altro imprescindibile requisito di un imballaggio, ovvero la sua sostenibilità ambientale. In questo ambito Barilla è impegnata fattivamente da una quindicina di anni, con un obiettivo ambizioso: entro il 2014 il 95% degli imballi usati dal gruppo dovrà essere riciclabile.
«I primi passi - ricorda Amigoni - sono stati compiuti sul terreno dell’ottimizzazione, riducendo ove possibile sprechi e spessori, e razionalizzando i vari ordini di imballo per ottenere multipli compatibili. Le economie derivate tanto sul piano economico quanto su quello ambientale sono state rilevanti, e hanno preparato il passaggio successivo, che ora ci sta impegnando nella progressiva sostituzione dei materiali poliaccoppiati con cartoncini e film monocomponente, da recuperare e smaltire integralmente in modo più semplice ed economico».

E la plastica biodegradabile? «Quando arriverà “il Natta” delle bioplastiche sarà un grande momento per la storia dei materiali e un progresso reale per la società intera» risponde il manager.
Nel frattempo, più realisticamente «nelle principali categorie di nostra competenza prospettiamo un futuro di polipropilene. Anche perché non dobbiamo dimenticare che l’imballaggio deve anzitutto garantire qualità, durata, sicurezza e igiene dei prodotti lungo l’intero ciclo di vita e, in ultima analisi, offrire un ausilio insostituibile nella lotta agli sprechi alimentari. Se ne parla sempre di più, sui mass media quanto nei grandi convegni tecnici, e non a caso è stato il focus di Interpack 2011 e sarà rilanciato da Ipack Ima 2012».
Tecnica e natura non sono dunque necessariamente contrapposte. Ma è sempre più urgente dimostrarlo. 

Appuntamento col cliente
Tornano  gli Acimga Luncheon, incontri informali di breve durata (il doppio di una pausa pranzo, o poco più) e alta densità di contenuti, ideati per favorire il dialogo fra i costruttori di macchine e componenti per la stampa e il converting, e gli utilizzatori, ovvero converter ma anche produttori di beni di consumo.
Lo scorso 8 settembre l’ospite d’onore era Michele Amigoni, Group Supply Chain, Packaging Design & Standards Director in Barilla, invitato a presentare le strategie del gruppo e a rispondere alle domande degli imprenditori.
Mosso dal concreto interesse a coltivare un rapporto diretto con i “fornitori dei propri fornitori”, Amigoni si è reso disponibile a un confronto aperto e franco, offrendo un contributo prezioso a chiarire le prospettive di settore.
La sua relazione e i successivi interventi prospettano un futuro di crescita e incoraggiano a non perdere di vista le concrete opportunità di sviluppo che offre il mercato globale. A dispetto delle difficoltà e grazie alla forza di una filiera che continua a investire, anzitutto in R&S, attestandosi ai vertici delle  hit parade internazionali.    
   

Area converting
a Ipack-Ima 2012

Massimizzare le sinergie di filiera: con questo obiettivo Ipack-Ima apre ai produttori di soluzioni per il printing e il converting che, per la prima volta, figurano come tali e in bella evidenza fra gli espositori della prossima internazionale del packaging (Milano, 28 febbraio-3 marzo 2012).
Lo ha ricordato Guido Corbella, segretario generale di Acimga, in occasione del luncheon di settembre, confermando che l’iniziativa ha raccolto il vivo interesse delle imprese del comparto. Che, per mano della propria associazione rilanciano: Acimga sarà presente a Ipack-Ima 2012 con un’esposizione collettiva, proponendosi di assicurare la massima visibilità ai costruttori di macchine e favorire, così, il dialogo diretto anche con gli utilizzatori di packaging. Al momento in cui scriviamo, hanno confermato la partecipazione all’esposizione milanese circa 900 aziende che producono macchine di processo alimentare, macchine per l’imballaggio, macchine e tecnologie per la stampa e per la trasformazione di imballaggi, tecnologie per il riempimento di bevande e liquidi in generale, packaging protettivo e industriale, materiali, soluzioni per l’etichettatura e la tracciabilità, handling e logistica, servizi.

      


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