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Come si imballano… i prodotti ortofrutticoli



Cifre del settore e packaging adottati dal comparto ortofrutticolo in Italia. Plinio Iascone

Si stima che il comparto ortofrutticolo italiano sia composto da circa 460 mila aziende orticole, 340 mila frutticole e 150 mila agrumicole, per una superficie di oltre un milione e mezzo di ettari. Gli addetti sono circa 2 milioni.
Dal 1990 ad oggi la superficie agricola è diminuita a un tasso medio annuo del 10% circa ma, al contempo, sono aumentate le rese per ettaro.
Il settore è ovviamente interessato da sensibili picchi produttivi in negativo o in positivo, in funzione delle condizioni climatiche.

I “numeri” del
mercato italiano

L’Italia è la maggiore produttrice di frutta e verdura in Europa (25% del totale), mentre si attesta al sesto posto della classifica mondiale dei produttori con il 2%, dopo colossi quali Cina (37% del totale ortofrutta), India (10%), USA (4%), Brasile e Turchia (entrambi 3%).
Nel 2009 l’ortofrutta italiana ha prodotto oltre 31 milioni di tonnellate e un fatturato complessivo di 22 miliardi di Euro, cui ha concorso il forte export (3,1 miliardi in valore, secondo solo al vino), dimostrando così tutta la sua capacità  di essere veicolo del made in Italy all’estero.

L’ortofrutta rappresenta una voce importante nel carrello della spesa. Nel 2009 le famiglie italiane hanno sborsato 14 miliardi di Euro per acquistare 8,4 milioni di tonnellate di ortofrutta. Con un elemento di novità: sono aumentati del +3% i nuclei familiari che ne hanno consumata, ma è diminuito di 10 kg l’acquisto medio per famiglia. Una tendenza, questa, proseguita anche nel 2010: quasi il 100% delle famiglie ha acquistato frutta o verdura, ma mentre si è registrato un incremento negli acquisti globali è ulteriormente diminuita la quantità media acquistata da ogni nucleo familiare.
I dati 2010 per l’ortofrutta destinata al consumo “fresco” - peraltro ancora suscettibili di rettifiche - evidenziano una crescita sia in termini di produzione (+7% circa) sia di consumi interni (+1% circa).
Il 2010 ha anche registrato un sensibile sviluppo del consumo interno di prodotti nazionali, tanto che le importazioni hanno segnato un calo del 48%. In arretramento sono invece risultate anche le esportazioni (-7%).

Continua a crescere l’area della IV gamma (verdure e frutta lavate, tagliate, confezionate, pronte per essere messe sul piatto e condite), con tassi tendenziali di sviluppo del 3% circa medio annuo.
In particolare si evidenzia una netta tendenza delle confezioni monodose e delle confezioni di formati sempre più ridotti, in risposta alle esigenze di nuclei familiari sempre più ristretti.
Lo sviluppo a numero di confezioni si sta attestando su ritmi intorno al 5-6% medio annuo.
Rispetto al 2007,  il 2010 conferma la crescita della produzione destinata al consumo di prodotti freschi guidata dalla domanda interna, mentre risultano in calo sia le esportazioni che le esportazioni, la cui progressiva riduzione rappresenta senza dubbio l’aspetto più preoccupante.
 
Il confezionamento
La movimentazione dei prodotti ortofrutticoli freschi presenta tre momenti specifici, ai quali corrispondono diverse soluzioni di imballaggio: trasporto dal campo ai centri di smistamento (consorzi, magazzini di stoccaggio ecc.); trasporto dai centri di smistamento alla distribuzione (mercati rionali, GDO ecc.); vendita al consumo.

Dai campi ai centri di smistamento
- Il trasporto dal campo ai centri di smistamento avviene utilizzando imballaggi a rendere. Il bin di plastica a rendere è in crescita progressiva: attualmente il 75% circa dei prodotti è movimentato con questo sistema, mentre a inizio 2000 la quota relativa era del 65%. Sul mercato troviamo: bin di plastica con sponde fisse o con sponde ribaltabili, ma anche bin di legno (che continua però a subire la concorrenza dell’equivalente in plastica, con uno share che non supera ormai il 20%).
Il restante 5% è imputabile alle cassette, sia di plastica che di legno, utilizzate per i prodotti più delicati e su percorsi non troppo lunghi.
 
Dallo smistamento alla distribuzione - In questo contesto le soluzioni di confezionamento sono più variegate e le tendenze evolutive più dinamiche.
• Per molti anni la cassetta di legno è stata l’imballaggio “principe”, con una significativa presenza delle cassette a rendere. All’epoca esistevano sul territorio diversi riparatori di cassette, che ritiravano quelle usate da rimettere in circolazione dopo la riparazione. Le disposizioni legislative in materia sanitaria entrate in vigore a suo tempo, che consentivano il riutilizzo solo dopo una bonifica della cassetta, ne ha innescato la progressiva diminuzione.
Attualmente lo share delle cassette di legno, tutte a perdere, è del 19,8% (era
del 23% nel 2007). Si ritiene che, nel breve periodo, questa tipologia dovrebbe mantenere le posizioni attuali.

Le cassette di cartone ondulato e di plastica hanno progressivamente sostituito quelle di legno, e sono in concorrenza tra loro.
• Le cassette di cartone ondulato presentano attualmente uno share stabile al 28%, con punte del 60% circa per i prodotti esportati e del 17% circa per i prodotti movimentati in Italia. Uno dei loro punti di forza è la possibilità di personalizzare, mediante la grafica, la confezione.
• Le prime cassette di plastica erano a perdere, e si sono affermate erodendo spazi in particolare alle cassette in legno.
Il loro share ha attualmente raggiunto il 16,9% (totale merci movimentate sia sul mercato interno che estero).
La grande novità vissuta dal comparto nel corso degli ultimi 5-7 anni è stata la progressiva affermazione delle cassette di plastica a “rendere”, sino a conquistare attualmente uno share del 27,9% sul totale dei prodotti movimentati destinati sia alle esportazioni sia al mercato interno (dove sono più diffuse, tanto da raggiungere uno share del 37%).

Ne esistono due tipologie: a sponde fisse e a sponde ribaltabili, rispettivamente con il 13,1% e 14,8% di share di mercato. L’orientamento è netto nei confronti delle cassette a sponde fisse, preferite in particolare dalla distribuzione moderna. Le cassette di plastica a “rendere” effettuano in genere 16-18 rotazioni all’anno, con l’obiettivo di raggiungerne almeno 20.
• La movimentazione dell’ortofrutta dal centro di smistamento alla distribuzione si avvale anche di sacchi a rete e di mini bin utilizzati dalla GDO, impiegati essenzialmente per meloni, patate, arance, mele, limoni ecc.

Vendita al consumo - Le tipologie di imballaggio utilizzate per il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli destinati al consumatore finale presentano un mix variegato e caratterizzato da mutamenti molto dinamici, diretta conseguenza di due fattori: la progressiva e incessante crescita della Distribuzione Moderna e la rapidità dei cambiamenti socio economici.
Anzitutto, la diffusione della D.M. ha implicato un passaggio dalla vendita assistita al libero servizio, con un conseguente aumento dell’offerta di prodotti pre confezionati e, in molti casi, pre pesati.
In secondo luogo, i cambiamenti socio economici stanno incidendo velocemente sulle abitudini e sulle necessità del consumatore: il minor tempo a disposizione da dedicare alla spesa (marito e moglie in genere lavorano entrambi) spingono a preferire la D.M., dove si può effettuare un approvvigionamento completo. Inoltre, sempre la D.M., indirizza sempre più gli acquisti verso prodotti ortofrutticoli freschi, già lavati, tagliati e pronti all’uso, che si iniziano a vedere anche nei mercati rionali.

Nel mix del packaging adottato per i prodotti ortofrutticoli destinati al consumo, spicca la netta presenza di imballaggi “plastici”: cestelli e vassoi, in molti casi abbinati a un film estensibile, hanno raggiunto uno share del 27,5%, lievemente inferiore a quello del 2007, ma nettamente superiore al 20% del 2000.
• Il sacchetto di plastica, inteso come imballaggio primario a contatto con il prodotto, è cresciuto in modo ininterrotto dal 2000 a oggi: 20% nel 2000, 25% nel 2007 e 28% nel 2010. Rafforzatosi progressivamente a scapito del tradizionale sacchetto di carta (24% di share), sta vivendo una buona stagione  grazie all’incremento dei prodotti ortofrutticoli di IV gamma, ma anche perché viene impiegato per confezionare prodotti delicati come, ad esempio, il basilico.
• La confezione emergente è la vaschetta con coperchio in poliaccoppiato plastico - dove il prodotto viene conservato in atmosfera protettiva - che ha raggiunto uno share del 9% (3,8% nel 2007, e 1% nel 2004). Questa soluzione interessa i prodotti di IV gamma, in crescita progressiva.
• Altre tipologie di imballaggi utilizzate  per l’ortofrutta sono il cestello di cartoncino, preferito in genere per alcuni prodotti “bio”, e il sacco a rete di rafia, destinato a patate, cipolle, aglio, limoni ecc.
• Presso la D.M. si sta diffondendo anche la pratica della vendita non assistita dei prodotti ortofrutticoli sfusi a “banco”, dove il consumatore sceglie da sé frutta e verdura, li mette in un sacchetto di plastica, li pesa e li prezza.

Anche questi sacchetti di plastica vengono impiegati in misura sempre maggiore.
Si ritiene i biopolimeri sostituiranno progressivamente la plastica vergine impiegata per produrre sacchetti e vaschette. Tale tendenza non dovrebbe però interessare il confezionamento dei prodotti di IV gamma, dove si impiegano vaschette e sacchetti realizzati con poliaccoppiati flessibili da converter. 

Plinio Iascone
Istituto Italiano Imballaggio


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