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Francesca Magro



(Marzo 2010)

Da diversi anni il lavoro di Francesca Magro (Bergamo, 1958) si concentra sul tema del corpo. Dopo un primo percorso all’interno della nuova figurazione, in cui la figura aveva un senso plastico che le proveniva, probabilmente, dagli studi di scultura fatti all’Accademia di Belle Arti di Brera, l’artista aveva fatto una lunga sosta sui problemi dell’astrazione, a cui non sono mancati accenni a un immaginario astrale che poteva contemporaneamente afferire alla sfera del macro e del microcosmo, restituendo la dimensione di un mondo lontano o perché troppo grande e troppo distante o, ancora, perché invisibile all’occhio.

Con questa premessa, quindi, è tornata a occuparsi della fisicità del corpo, dapprima tramite assemblaggi di oggetti diversi all’interno della pittura, poi racchiusa entro teche di plexiglass, sentendo infine un’impellente necessità di tornare agli strumenti tradizionali del disegno, della pittura e dell’incisione, coltivati in passato studiando a Urbino con Renato Bruscaglia e in Svezia, negli anni Ottanta.

Un’esperienza, questa, rimasta sopita a lungo ma che ha avuto un ritorno recente anche grazie all’attività didattica nei licei artistici (dove insegna discipline plastiche) che accompagna la sua carriera artistica.

Hanno detto di lei...
In un ambiente fluttuante, prende ora vita un teatro di azioni sulla figura umana, come di vivisezioni, di eviscerazioni, di applicazioni di protesi di vario genere sulla figura umana: l’essere umano sta subendo una radicale metamorfosi di ibridazione con le macchine e la tecnologia. Il mondo della scienza, sembra voler dire Francesca Magro, sta trasformando l’individuo non solo sul piano percettivo e dell’esperienza sensibile, ma lo sta sottoponendo a un mutamento più radicale, ne sta facendo un oggetto di sperimentazione a tutto campo. Da carne sensibile che registra le sollecitazioni sensoriali del mondo esterno, il corpo qui è diventato carne inerte, sottoposta a un teatro di crudeltà inaudite, ma osservate con distacco narrativo:
Francesca Magro non insiste sul lato macabro della rappresentazione che mette in campo nei suoi lavori recenti, piuttosto ipotizza un altro mondo possibile, uno scenario futuro cui potrebbe portare, nel lungo periodo (ma nemmeno troppo lungo), gli sviluppi recenti del mondo moderno
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(Luca Pietro Nicoletti)

 

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