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Samuele Polacco Paolucci



(Novembre/Dicembre 2009)

Samuele Polacco Paolucci è un giovane pittore, nato nel 1971 a Milano da una famiglia originaria del Ghetto di Venezia. Dopo la maturità artistica, ha studiato e lavorato all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a Milano; ha soggiornato a Roma, Parigi, New York.

Ha lavorato presso la Scala di Milano come attrezzista e aiuto scenografo. I suoi poliedrici interessi lo portano a sperimentare la fotoincisione, la fotografia, la grafica pubblicitaria fino alla pittura, alla scenografia e al mosaico.

Tra ironia e favola, il linguaggio delle sue opere indaga i miti e i simboli del passato, la Shoà, la profondità dell’essenza umana, l’influenza dei mass media sull’evoluzione dei valori.

Le tecniche con cui si esprime sono varie, dall’olio su carta al collage, con una pittura che si fa quasi scultura nei lavori in polistirolo e gesso.

Interessanti i dipinti “bifronte”, montati su pannelli di doppio vetro, che vanno osservati come opere a tutto tondo. Rientrano nel suo universo creativo anche le nuove tecnologie di computer grafica.

 

Hanno detto di lui

Pitture e  frottage
Descrivere un’epoca con un linguaggio visuale semplice è desiderio comune a un gran numero di artisti, che vogliono esplorare modi di espressione originali nelle belle arti. Il giovane artista Samuele Polacco Paolucci, ricercatore per vocazione, realizza texture complesse strofinando il tessuto - molto spesso si tratta di jeans - sulle tele, dove le cuciture degli abiti trasferiscono l’impronta astratta del tempo. Il linguaggio è moderno, leggibile, carico di effetti cromatici e con una buona dose di ironia rispetto ai valori effimeri della società dei consumi; il messaggio e la bellezza delle sue impronte di frottage sulla tela sottolineano lo spirito dei nostri tempi. (Dusan Todorovic)

 

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