ATTENZIONE... IN QUESTO SITO SONO ARCHIVIATI I CONTENUTI DELLA RIVISTA DAL 2008 AL 2011. CLICCA SOPRA PER PASSARE AL NUOVO SITO. GRAZIE










Problema: sostenibilità. Risposta: flexo



Le ricerche e gli sviluppi in merito alla LCA della stampa flessografica messi in campo da DuPont Packaging Graphics, che offre uno strumento importante all’industria dei beni di largo consumo per ridurre l’impatto ambientale del packaging.

Di Charlotte Debare

Nei mercati dove le disposizioni per la salvaguardia ambientale sono più stringenti, i produttori di generi di largo consumo sono alla continua ricerca di idee diverse per ridurre l’impatto ambientale dei propri packaging. Nel corso dell’ultimo decennio, hanno studiato prodotti nuovi e sperimentato l’uso di risorse naturali per sostituire polimeri chimici e per favorire il riciclo dei materiali. Ma… Cos’altro si può fare? Sono state davvero esplorate tutte le vie possibili verso una concezione eco-sostenibile del packaging? Ci si è forse dimenticati che la maggior parte degli imballaggi sugli scaffali sono stampati? Ed è corretto escludere la stampa nella valutazione dell’impatto ambientale di un packaging? Proprio da questi interrogativi ha preso le mosse l’attività di ricerca della DuPont Packaging Graphics, che propone ora risultati di assoluto rigore scientifico.
  
Pregressi e progressi
In Europa il mercato della stampa per l’imballaggio flessibile è ripartito tra due tecnologie di stampa: flessografia e rotocalco. Per DuPont - che è stata ed è tuttora - attore attivo e leader nell’industria flessografica era quindi importante documentare quanto la stampa flexo fosse più vantaggiosa, rispetto ad altre tecnologie di stampa, nell’ambito della sostenibilità. Per l’industria del packaging, la riduzione dell’impronta ambientale e l’aumento dell’efficienza energetica rappresentano una fondamentale area di miglioramento.
Dieci anni fa DuPont Packaging Graphics lanciò la tecnologia termica DuPont™ Cyrel® FAST per la produzione di lastre flessografiche, che permise di eliminare completamente l’uso dei solventi chimici tradizionali e delle soluzioni di lavaggio a base d’acqua, riducendo al contempo i consumi di energia.
Nel 2006, Du Pont decise di aumentare il proprio impegno su questo fronte individuando un gruppo di service e stampatori, in Europa e Nord America, con cui collaborare per misurare l’impatto ambientale dell’intero processo di stampa dei packaging.
L’obiettivo di DuPont era contribuire a migliorare le modalità di produzione del packaging, rendendo pubblici i risultati dello studio.
In Europa, alla Confederazione dell’Industria per i Prodotti Alimentari (CIAA), è fortemente raccomandato il rispetto delle linee guida ISO 14040, riconosciute a livello internazionale e ritenute affidabili dal punto di vista scientifico.
Nel gennaio 2007, DuPont ha adottato una serie di metodologie ISO 14040 e ha lanciato una valutazione del ciclo di vita (LCA) per documentare l’impatto ambientale sia della preparazione delle matrici sia della stampa, confrontando fra loro flessografia e rotocalco.
Lo studio ha esaminato tutti i materiali coinvolti e le emissioni ambientali primarie - emissioni di gas serra e consumo di energia non rinnovabile. Sono stati considerati tutti gli input e output associati a chimici, substrati, inchiostri e ogni altro materiale utilizzato lungo le varie fasi di produzione del packaging, fino alla conclusione della stampa.
L’analisi LCA ha valutato e valorizzato tutti i benefici ambientali derivati dai materiali riciclati o riutilizzati e i ritorni dovuti all’incenerimento dei materiali. Lo studio, infine, comprende anche un’analisi esterna dei risultati finali (formulata da Five Winds, società internazionale di consulenza sul ciclo di vita), che completa il tutto con una revisione critica di attendibilità dei risultati stessi.
Secondo l’analisi, nel confronto fra le due tecnologie di produzione, la stampa rotocalco richiede un maggior uso di energia, inchiostro e solvente. Si è inoltre rilevato che gli stampatori a rotocalco hanno una maggiore percentuale di scarto rispetto agli stampatori flessografici, dovuto a una procedura di stampa più complessa. Nella processo rotocalco, inoltre, è necessario un maggior consumo di elettricità, rispetto alla flessografia, richiesto per l’attività di asciugatura dello stampato.
In conclusione i risultati dello studio sull’LCA indicano che la flessografia, come valore medio generale, ha un impatto ambientale inferiore rispetto alla stampa rotocalco del 43% nelle emissioni di gas serra e del 31% nell’utilizzo di energie non rinnovabili.

Modelli per l’energia
In Europa, le risorse energetiche differiscono notevolmente da Paese a Paese. DuPont ha quindi condotto uno specifico studio di sensitività che tenesse conto di questo elemento, per misurare l’impatto generale sulle emissioni di gas serra e sul consumo di energia per gli stampatori. Per sviluppare questo studio sono stati generati modelli allineati che consentissero di ridurre l’influenza dei diversi sistemi di fornitura elettrica, delle differenti tipologie di substrato, delle risorse di combustibile e della gestione degli scarti.
È stato inoltre sviluppato un modello specifico che illustrasse le differenze tra la stampa flessografica e quella a rotocalco con substrati plastici. È stato preso in considerazione un campione mix di pellicole composto da 33.3% PET, 33.3% PE e 33.3% OPP.
Le conclusioni derivanti dal modello allineato per la stampa su pellicole plastiche, indicano che con la stampa flessografica si ha una diminuzione del 51% nelle emissioni di gas serra e un risparmio del 48% di energia non rinnovabile.

Flexo mon amour
Per sostenere attivamente la crescita della flessografia, DuPont ha sviluppato un sistema di calcolo che fornisce dati precisi sui benefici derivanti dall’utilizzo della flessografia. Per esempio, la stampa con rotocalco di 1 milione di metri quadri di substrato di plastica, genera 390 tonnellate di CO2. Questo valore scende a 195 t se si utilizza la tecnologia flessografica. La conversione alla flessografia permette inoltre un risparmio energetico di 992 Megawatt ora (MWh). Il sistema di calcolo Dupont traduce questi valori su una scala relativa ad un consumo domestico. Per esempio, lo stesso risparmio energetico si otterrebbe spegnendo, per un anno intero, 30.520 lampadine, oppure eliminando 8.700 televisori.
DuPont si appresta a rendere pubblico il sistema di calcolo a tutti i CPGs che desiderano quantificare i benefici ambientali di una scelta flessografica nella produzione dei loro packaging.
Il calcolatore si occupa anche della tecnologia di produzione lastre mettendo a confronto la soluzione termica Cyrel® FAST con quella a solvente. Nella comparazione risulta che la produzione di una lastra 0.067 (1.70 mm di spessore) con il processo termico, consente di ridurre del 51% le emissioni di gas serra e del 60% il consumo di energia non rinnovabile, rispetto al processo a solvente.
Oggi, la tecnologia di produzione lastre DuPont™ Cyrel® FAST è stata applicata anche alle maniche da stampa. I supporti Cyrel® FAST round sono i migliori della categoria per quanto riguarda precisione e consistenza, in particolare per lavori a ripetizione. Grazie ai numerosi vantaggi, tutti dimostrabili, offerti dalla moderna flessografia, è possibile sorprendere e convincere anche gli utilizzatori ed esperti più riluttanti.

Charlotte Debare
Market Development Manager DuPont De Nemours Packaging Graphics EMEA

imballaggio rivista packaging