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Abbiamo partecipato a Interpack con l’intento di testimoniare il valore del “made in Italy” - di cui ci sentiamo di far parte - e che, siamo convinti, possa ancora fare la differenza in molti campi, packaging in primis.
Lo abbiamo scritto a grandi e chiare lettere nel nostro stand all’entrata Nord (Quello che non fa l’Italia, lo fanno gli Italiani), mettendo in evidenza, e con orgoglio, i nostri colori nazionali per sottolineare e comunicare le specificità della numerosissima compagine italiana - oltre 400 espositori - e, più in generale, del mondo del “fare” nostrano.
Perché siamo convinti che “fare sistema” non debba più essere una semplice esortazione da discorso ufficiale, ma un impegno concreto di tutti.
Lo abbiamo fatto perché consideriamo un nostro diritto/dovere “fare cultura”… di settore, ovvero fare scelte, come quella di contrastare la banalizzazione dell’immagine del nostro Paese in un presente che, troppo spesso, premia superficialità, improvvisazione e pressappochismo.
Ci abbiamo creduto grazie all’esempio dato proprio dagli imprenditori italiani del comparto che anche in questi anni, contando solo sulle proprie forze, hanno saputo offrire al mercato non semplice quantità (seppur di qualità) ma “quelle differenze che fanno la differenza”, ovvero servizio, innovazione, valori.
Questo il messaggio che abbiamo cercato di trasmettere alle migliaia di visitatori di Interpack e che in molti hanno testimoniato di aver chiaramente colto: rare volte con disappunto, in generale con stupore, divertimento, ironia, e comunque sempre con forte senso di condivisione.
D’altronde, “condividere problemi, condividere soluzioni” è oggi un imperativo per il mondo “vero” del fare, che in Italia si costruisce da solo, purtroppo, l’uscita dalla crisi, giorno dopo giorno, rimboccandosi le maniche.

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