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Addì, 29 aprile



(Maggio 2010)

Questa mattina i giornali dedicano ancora una volta le prime pagine alla crisi greca e, più in generale, e agli attacchi speculativi contro l’euro. Le grandi banche di Wall Street, noncuranti delle indagini avviate contro di loro dal Congresso americano, dalla Sec e dalla Federal Reserve, soffiano sul fuoco dell'euro-panico e, gli economisti - di Goldman Sachs e JP Morgan Chase - sciorinano cifre da paura: 45 miliardi di euro per il salvataggio della Grecia, 600 miliardi di euro per arrestare il contagio in altri paesi mediterranei.

Il sistema finanziario è nuovamente sull’orlo di un collasso mortale, mentre l’economia reale sta ancora facendo i conti con la precedente crisi del 2008 e arranca nel cercare nuovi equilibri produttivi e occupazionali.

Che sconcerto, che disgusto, che rabbia sapere che i soliti furbi ci stanno levando di nuovo la pelle senza che qualcuno possa accennare a una reazione.

Gli Stati sovrani non hanno saputo - o meglio, voluto - mettere regole ai mercati finanziari e adesso, per evitare il fallimento dei “Pigs” (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), possono solo mettere delle toppe che sono peggio del buco, e che finiranno ancora una volta per ingrassare a dovere i “pigs” (porci con la minuscola) di sempre.

È ormai certezza e non sospetto che i giochi veri si facciano su tavoli nascosti e inaccessibili, riservati a pochi “eletti” ai quali non difettano certo le competenze tecniche, ma che brillano soprattutto per la totale mancanza di senso morale.

Chi lavora, chi lotta per avere una speranza di futuro personale e collettiva, è buono solo per pagare il conto di chi non ha scrupoli e misura. Le masse sono sempre state “carne da cannone” e nulla è cambiato, se non che ora sono il parco buoi da avviare al “macello economico”.

Ora come non mai, l’impotenza e il disorientamento dell’uomo qualunque è evidente e tangibile.

«È il capitalismo, bellezza, è il capitalismo. E tu non ci puoi fare niente… niente!» (così diceva - a proposito della stampa -Humphrey Bogart alias Ed Hutchinson, giornalista ne “L’ultima minaccia”, film del 1952, diretto da Richard Brooks).   

Beh, più o meno, è quello che è sempre stato detto prima che il mondo cambiasse, prima della rivoluzione francese, della presa del Palazzo d’Inverno, del crollo del muro di Berlino… Non è vero che viviamo nel migliore dei mondi possibili. È ora di aprire gli occhi. Di trovare parole diverse, che muovano all’azione, prima che sia troppo tardi.

Perché, come ha scritto Aldous Huxley, nel suo "Il mondo nuovo" del 1932: «Quando una popolazione è distratta da cose superficiali e finzioni di vario genere, quando ogni serio discorso si trasforma in farsa o in balbettio infantile o menzognero, quando un intero popolo si trasforma in “spettatore inerme” e ogni affare pubblico ridotto ad un gioco d'interessi individuali, allora una società, che ama ritenersi democratica, è in pericolo».

 

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