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Rerum vulgarium fragmenta



Frammenti di un’estate ormai passata…
Riprendo in mano il “Canzoniere” di Francesco Petrarca e per ben ricominciare, non dismetto frettolosamente l’abito del disimpegno; piuttosto preferisco indugiare nel ricordo di esperienze apparentemente lontane, eppure vive alla luce di quanto d’intorno accade.

Ci sono cose che infatti sembrano mai cambiare, a modo di volontaria follia che segna l’incerto e passeggero destino dell’Uomo.

Parlo dell’Amore, per la pena che una insensata cronaca quotidiane sciorina, ma a ben considerare ritrovo in ogni modo una traccia comune che allontana da un atteso raziocinio. Più sogno che realtà.
Buona lettura.

S’amor non è, che dunque è quel che io sento?        

S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?
Ma s’egli è amor, perdio, che cosa et quale?
Se bona, onde l’effecto aspro mortale?
Se ria, onde sí dolce ogni tormento?

S’a mia voglia ardo, onde ’l pianto e lamento?
S’a mal mio grado, il lamentar che vale?
O viva morte, o dilectoso male,
come puoi tanto in me, s’io no ’l consento?

Et s’io ’l consento, a gran torto mi doglio.
Fra sí contrari vènti in frale barca
mi trovo in alto mar senza governo,

sí lieve di saver, d’error sí carca
ch’i’ medesmo non so quel ch’io mi voglio,
et tremo a mezza state, ardendo il verno.

Parafrasi

Se non è amore, cos'è allora quello che sento?
E se è amore, perdio, cosa è e di che tipo?
Se è una cosa buona, perché assomiglia a un veleno?
Se è qualcosa di malvagio, perché ogni tormento mi sembra così dolce?

Se brucio perchè lo voglio, perchè piango e mi lamento?
Se brucio contro la mia volontà, che senso ha lamentarsi?
O morte viva, o male dilettoso
come puoi dominarmi così tanto contro la mia volontà?

E se io acconsento, mi lamento a torto.
Sono come in balia di venti contrari, su una fragile barca in alto mare,
senza poterla governare,

senza capire di quanti errori è carica
che nemmeno io so quel che voglio,
e tremo d'estate e brucio d'inverno.

IN MEMORIA Un sentito e affettuoso pensiero al nostro collega Giovanni Chiriotti, morto a fine agosto. Fondatore, nel 1950, con il fratello Giuseppe della Chiriotti Editore, è stato esempio di impegno e di stile, punto di riferimento per gli operatori dell’industria molitoria e alimentare.
Giovanni ha saputo giocare le proprie battaglie con la garanzia inattaccabile del suo giornalismo e della qualità del suo lavoro, che sapeva andare oltre le convenienze di natura economica. Una persona semplice, come chi ha la conoscenza delle cose che dice.
Noi tutti siamo commossi e non lo dimenticheremo.


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