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Fare gli italiani



 […] La memoria degli eventi che condussero alla nascita dello Stato nazionale unitario e la riflessione sul lungo percorso successivamente compiuto, possono risultare preziose nella difficile fase che l’Italia sta attraversando, in un’epoca di profondo e incessante cambiamento della realtà mondiale. Possono risultare preziose per suscitare le risposte collettive di cui c’è più bisogno: orgoglio e fiducia; coscienza critica dei problemi rimasti irrisolti e delle nuove sfide da affrontare; senso della missione e dell’unità nazionale […].*

Testi a cura di Luciana Guidotti, Elena Piccinelli

Non stupisca l’incipit. Fuori di polemica, per commentare i risultati della nostra Indagine Italiani a interpack, abbiamo semplicemente voluto proporre in apertura di servizio le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano (che tanto e generosamente si è speso nell’anno del Centocinquantenario dell’Unità d’Italia), perché sottolineano un fattore a nostro parere decisivo anche per le sorti dell’industria nazionale: la necessità della coesione, tanto più importante oggi quando il mondo che ci circonda è, per certo, ricco di promesse per il futuro ma anche gravido di incognite.

Dal canto nostro, guardiamo da sempre ai produttori di materiali e ai costruttori di macchine automatiche per l’imballaggio come a una compagine che trarrebbe maggior vigore dalla possibilità di proporsi come un “sistema industriale” più unito e compiuto. E proprio a sostegno di questo convincimento siamo partiti, sondando il sentiment  diffuso tra gli operatori del comparto, per capire come si stiano muovendo all’indomani di un biennio di crisi molto dura e con quali risorse stiano affrontando il domani, che è già qui. Alla fine siamo approdati a un’ulteriore, certezza: gli Italiani continuano a essere player importantissimi e vitali sullo scacchiere dell’imballaggio mondiale.

Si tratta di un presupposto incontestabile perché, al di là del puro spirito di patria, lo dicono i numeri: Ucima riporta infatti che l’indice dell’acquisizione ordini (espresso nella base ordini medi 2009=100) a gennaio 2011 si è attestato a 117,8  (valore superiore al dato registrato lo stesso mese dell’anno precedente, che era al 93,5). Sebbene la raccolta non sia ancora tornata ai livelli pre-crisi di gennaio 2008 (l’indice era pari a 141) il risultato è certamente positivo, con un incremento tendenziale, nel mese di gennaio, attestato dunque a +26%.
Per quanto riguarda materiali e imballaggi, nel 2010 il comparto nel suo insieme ha “agganciato” la lenta ripresa dell’economia, nazionale e non, facendo segnare una crescita incoraggiante (+4,7%) sul 2009. 

Dei circa 400 interpellati (tra cui, a onor del vero, abbiamo incluso anche alcuni produttori stranieri che operano da protagonisti in Italia), 150 hanno aderito all’indagine on line Italiani a interpack 2011 by ItaliaImballaggio, seguendoci nelle nostre riflessioni sul valore della tradizione, della buona e concreta gestione d’impresa, della portata globale del mercato, del contributo che ricerca e tecnologia offrono al successo di un prodotto. 
E per chiosare, ci piace richiamare ancora le parole di Napolitano: […] Festeggiamo il meglio della nostra storia. Abbiamo avuto momenti brutti, abbiamo commesso errori, abbiamo vissuto pagine drammatiche, ma abbiamo fatto tante cose grandi e importanti. Grazie all’unità siamo diventati un paese moderno […].

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Spunti di riflessione, in ordine di domanda

Per facilitare la lettura del servizio, sintetizziamo di seguito le tendenze espresse dagli intervistati. A integrazione, proponiamo i grafici riassuntivi con i dati aggregati in base alle risposte ricevute e le informazioni tecniche che ci sono state  trasmesse a completamento dell’Indagine Italiani a Interpack 2011.

Cosa ha lasciato in eredità al sistema industriale italiano, e in particolare al nostro comparto, la crisi più recente? (Risposte multiple)

• Una diversa cultura aziendale • Una migliore organizzazione delle attività • Una maggiore consapevolezza del valore della R&D • La convinzione di avere la capacità di reagire alle difficoltà con spirito pragmatico • La coscienza del valore della tecnologia e del ruolo di trend setter in uno scenario competitivo sempre più ampio e difficile • Un sentimento di marginalità rispetto al mondo globalizzato.
Emerge, dalle risposte, l’orgoglio di aver saputo reagire con grande  pragmatismo alle difficoltà (51%), da cui deriva probabilmente anche la considerazione comune (40,6%) sul migliore assetto organizzativo delle singole aziende; persiste la consapevolezza di essere trend setter in ambito tecnologico (48,9%).

In riferimento alla crisi del 2008, alcune valutazioni sull’esercizio appena concluso e sulle prospettive future. (Risposte multiple)

• Il fatturato 2010 è tornato ai livelli pre-crisi? • Le marginalità sono peggiorate? • L’attuale portafoglio ordini è in crescita rispetto allo stesso periodo del 2008? • L’export presenta una dinamica più vivace rispetto alla domanda interna? • Prevedete livelli occupazionali in crescita per il 2011?
Per buona parte degli interpellati (66,7%) il fatturato 2010 è tornato ai livelli pre-crisi, con un portafoglio ordini in crescita sul 2008 (73,9%) e con un export più dinamico rispetto alla domanda interna (85,2%). Le marginalità sono peggiorate per il 56,2% degli intervistati (121 risposte ricevute su 149). In merito alla  crescita dei livelli occupazionali, le opinioni espresse sono pressoché alla pari: 50,4% prevedono un aumento, il 49,6% no. 

Quali strategie avete messo in campo per vincere la partita della globalizzazione?  (Risposte multiple)

• Riprogettazione dell’organizzazione • Ottimizzazione delle attività di manufacturing • Delocalizzazione produttiva • Partnership produttive e commerciali • Crescita dimensionale per vie esterne (acquisizioni) • Ampliamento dell’offerta • Focalizzazione su prodotti alto di gamma • Focalizzazione su prodotti standard
Per affrontare la complessità di un mercato sempre più globale, è stato fondamentale ottimizzare la produzione (63,5%) e per intercettare al meglio i bisogni di “quel” mercato, gli italiani hanno imboccato varie strade: il 56,3% ha posto attenzione all’alto di gamma e il 55,6% ha in portafoglio un’offerta più ampia. E se i nostri intervistati hanno dichiarato di aver messo a punto collaborazioni strategiche (27,8%), risulta molto bassa la propensione a delocalizzare (8,7%) o ad acquisire realtà esterne (7,9%). Questi ultimi due dati derivano però da un numero limitato di risposte.

Cosa significa partecipare, oggi, a una fiera come Interpack? (Risposte multiple)

• Testimoniare al mercato la propria vitalità (l’importante è esserci) -Presentare nuovi prodotti • Consolidare relazioni acquisite • Acquisire nuovi clienti • Contattare distributori • Monitorare lo sviluppo tecnologico del settore
Non c’è dubbio: interpack rimane, nell’immaginario collettivo, la “città dell’imballaggio” dove “se non ci sei, non esisti” (73,6%). E dove si va per vendere (71,2%), sfruttandola come vetrina per nuovi prodotti (67,2%).

Infine, la domanda di rito: cosa avete da offrire in più rispetto ai vostri competitor internazionali? (Risposte multiple)

• Il valore del brand • La “tipicità” dei rapporti interpersonali • La forza di un know how tecnologico d’avanguardia • La convenienza in termini di qualità/prezzo • Un’elevata capacità di personalizzazione dell’offerta • Un superiore livello di servizio post vendita
Quasi un plebiscito (91,1%) decreta che la capacità di personalizzare è la virtù  italica da valorizzare, e questo grazie a competenze tecnologiche di prim’ordine (68,5%). In buona posizione, servizio (43,5%) e convenienza (42,7%).

 

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Informazioni sulle aziende che hanno contribuito all’Indagine

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