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Le bevande in Italia



In sintesi, caratteristiche ed evoluzione delle due aree di mercato “bevande alcoliche”
e “bevande analcoliche”, a partire dal confezionamento. 

Il packaging si conferma una variabile strategica per il settore delle bevande: oltre a proteggere il prodotto e consentirne la movimentazione è anche importante strumento di marketing.
Il mix del packaging relativo alla globalità delle bevande (alcoliche +analcoliche) si presenta così strutturato:
- bottiglie di vetro (rendere + perdere) 30,4%;
- bottiglie di PET 57,9%;
- contenitori cellulosici poliaccoppiati 4%;
- lattine 2,7%;
- altro (bag in box, distribuzione alla spina, cheerpack ecc…) 5%.

Bevande alcoliche
Nell’area delle bevande alcoliche la bottiglia di vetro prevale in tutti i settori, sebbene coesistano altre tipologie di imballaggi, in particolare i contenitori cellulosici accoppiati e le lattine, caratterizzati da quote di mercato interessanti. Si conferma peraltro come unica soluzione di imballaggio per super alcolici e vermouth.
Nel settore della birra troviamo diverse soluzioni: oltre alla bottiglia di vetro, anche in questo caso prevalente, sono presenti le lattine in alluminio e i keg per la distribuzione alla spina. Negli ultimi anni per quanto riguarda le birre di importazione il confezionamento comprende anche i barilotti di acciaio da 5 litri e le bottigliette di alluminio da 50 cl.
Nel settore vino, la bottiglia di vetro e il contenitore cellulosico accoppiato esprimono uno share, rispettivamente, del 72% e 10%: la prima grazie al posizionamento nei vini di alta gamma, il secondo per le quote interessanti nel vino da tavola. Negli ultimi anni è aumentata progressivamente la presenza del bag in box nelle gamme di capacità da 5 a 15 litri.

Bevande analcoliche
In fatto di confezionamento l’area delle bevande analcoliche si presenta molto più variegata.
La bottiglia di PET è nettamente prevalente e tendenzialmente in crescita nel settore acqua minerale e bibite gassate.
La bottiglia di vetro continua a mantenere un’interessante posizione nel settore acqua minerale, in particolare nell’area a “rendere” dove si stanno diffondendo le bottiglie personalizzate secondo le necessità dei clienti riempitori.
Nel comparto delle bibite gassate la soluzione di imballaggio più diffusa, dopo la bottiglia di PET, è la lattina di alluminio o di banda stagnata (prevale nettamente la prima).
Nei succhi di frutta predomina il contenitore in cellulosa poliaccoppiata, seguito dalla bottiglia di PET che risulta in crescita tendenziale.
La bottiglia di PET domina l’area delle bevande piatte (tè, bibite fantasia alla frutta e energy drink), sebbene la lattina di alluminio e i bicchierini di plastica con top easy peel di alluminio occupino posizioni interessanti; a seguire i contenitori realizzati in poliaccoppiato flessibile.  

Dati e fatti del comparto
Secondo una previsione effettuata da Prometeia, le ipotesi evolutive della produzione nel 2011 dell’area delle bevande nel suo insieme (bevande alcoliche e analcoliche) sono orientate a una crescita del 2% circa. In particolare per gli alcolici, tale crescita dovrebbe essere guidata essenzialmente dalle esportazioni.
Ma analizziamo il pregresso di quest’area di mercato.
Dopo la contrazione produttiva verificatasi nel biennio 2008/2009, il 2010 delle bevande alcoliche si è chiuso con una produzione (prodotto immesso alla vendita confezionato) in crescita del 4% circa; lo sviluppo è stato guidato essenzialmente dalla domanda estera.
In particolare nel 2010 si evidenzia una crescita del 16,4% delle esportazioni e una sostanziale stabilità della domanda interna, che resta comunque inferiore del 6% rispetto al periodo antecedente la crisi, il 2007.
Nel 2010 la domanda interna ha evidenziato i seguenti trend, in fatto di produzione nelle diverse filiere: vino +0,4%; birra -1%; spirits +1,9%; vermouth +5%.
La dinamica evolutiva delle esportazioni ha espresso i seguenti trend: vino +9%; birra +78%; spirits +14%; vermouth +3%.
Le bevande analcoliche hanno concluso il 2010 con una produzione globale pari a 16,8 miliardi di litri, quindi in calo rispetto al 2009. La produzione resta inferiore del 2% circa rispetto al periodo antecedente la crisi, il 2007.
Il settore principale in termini quantitativi è quello dell’acqua minerale, che rappresenta il 71,4% della produzione globale, seguito dai soft drink gas con uno share del 17,5%; vengono poi i succhi di frutta, le bevande piatte (tè, integratori salini e sport drink), le bevande fantasia e gli sciroppi.
La produzione continua a essere condizionata essenzialmente dalla domanda interna che, nel totale, copre il 90% circa della produzione.
In termini quantitativi risultano significativi soltanto i volumi esportati relativi all’acqua minerale.
La contrazione produttiva maggiore ha interessato l’acqua minerale: -1,2% nel 2010 e -3,2% rispetto al 2007, ultimo anno di un prolungato trend di sviluppo.
I cali relativi all’acqua minerale sono stati causati essenzialmente dal trend negativo dei consumi interni, ma anche da un più frequente ricorso dell’acqua degli acquedotti e dalla crescita degli impianti per il trattamento acqua presso le famiglie e anche in alcuni ristoranti.

Plinio Iascone
Istituto Italiano Imballaggio


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