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Gli imballaggi flessibili



CIFRE E TREND A conti fatti, quella degli imballaggi flessibili,
risulta essere una delle poche aree di mercato del comparto “imballaggi” in grado di esprimere un trend, con riferimento al “ciclo di vita”, in progressivo e interessante sviluppo.
Plinio Iascone 

Dal 2000 al 2007 l’area di mercato del flexible packaging ha espresso un tasso di sviluppo medio annuo del 5,3%, a fronte di una crescita dell’1,5% del settore imballaggio nella sua globalità. Fattori trainanti dell’an­damento positivo sono stati la significativa evoluzione delle espor­tazioni e il progressivo inserimento in nuove aree del mercato italiano.

Questa famiglia di imballaggi, come è noto, presenta una struttura complessa plurimateriale: cellulosa, plastica, film di alluminio o metallizzazione. Le combinazioni tra i diversi materiali sono progettate a seconda delle caratteristiche del prodotto che devono contenere e anche in base alla vita a scaffale da garantire.

Numeri e caratteristiche
del mercato italiano

Dopo il biennio negativo 2008/2009, che ha evidenziato un calo globale del 4% rispetto al 2007, il 2010 è stato l’anno della ripresa: con una produzione di 304 t/000, il comparto ha segnato un +6% rispetto al 2009 e addirittura una crescita dell’1,3% nei confronti degli ottimi risultati del 2007.
Se lo sviluppo del flessibile da converter sino al 2004/2005 era essenzialmente guidato dall’erosione di quote a scapito di altre tipologie di imballaggio, negli ultimi tempi la crescita risulta con più frequenza guidata dalla loro presenza in settori nuovi: piatti pronti surgelati o refrigerati, prodotti ortofrutticoli di IV gamma, alimenti freschi pre-confezionati e pre-pesati. A trainare la favorevole evoluzione hanno contribuito sia la componente interna della domanda che quella estera.

Nel 2010 il settore ha espresso una domanda interna di 179.000 tonnellate, in crescita del 7,2% rispetto al 2009. Da notare che si è verificato un aumento dell’1% anche rispetto all’anno pre-crisi, il 2007.
Nel 2010 la componente estera della domanda ha segnato un recupero del 2,4%, superando lievemente i valori pre crisi.
I produttori italiani di imballaggi flessibili - i cui punti di forza sono qualità e servizio al cliente - hanno infatti da sempre avuto una forte vocazione all’export: in media il 40-43% della produzione prende la via dell’estero (42% nel 2010), e alcune aziende del comparto esportano oltre il 70% della propria produzione.
I flussi delle importazioni in Italia risultano sempre contenuti ma, stando al parere di alcune industrie alimentari, sussiste la possibilità di un potenziale sviluppo. La struttura dell’offerta evidenzia circa 80 produttori.

Nel 2010, il fatturato è stato di circa 1.663 milioni di euro, di cui il 25% circa è imputabile ad aziende che superano i 150 milioni di euro, il 35% risultano nella fascia da 50 a 150 milioni di euro e il restante 40% circa nella fascia di fatturato inferiore a 50 milioni di euro.
È importante rilevare che i poliaccoppiati da converter continuano a essere interessati, a parità di prestazioni, da un progressivo alleggerimento dei pesi.
Tenendo conto di questo processo (frutto di una proficua attività di ricerca atta a individuare nuovi materiali e tecniche di fabbricazione), la produzione espressa in metri quadri presenta un tasso di sviluppo lievemente migliore rispetto al calcolo con riferimento ai valori espressi in peso.
 
Settori di impiego: orientamenti
Area food

Il comparto alimentare (bevande + food) assorbe il 90% circa della produzione di imballaggi flessibili, e resta quindi il loro principale mercato di sbocco con ulteriori potenzialità di sviluppo, vista la presenza di alcuni fattori propulsivi:
- la crescita degli alimenti pre pesati e pre confezionati;
- i piatti pronti all’uso in atmosfera protetta;
- la tenuta del mercato dei surgelati;
- il progressivo sviluppo dei prodotti di IV gamma.
In ambito alimentare le due maggiori quote di mercato sono da attribuire ai prodotti da forno e della pasta (24,2% circa) e ai derivati del latte, formaggi, yogurt, burro ecc. (19,1% circa).
Le dinamiche evolutive in queste due aree presentano però alcuni distinguo:
- l’impiego di poliaccoppiati da converter è aumentato a fronte di un maggior consumo di paste fresche industriali;
- nell’area derivati del latte, sono i formaggi pre-pesati e pre-confezionati a mostrare i tassi di sviluppo maggiori.
Un'altra importante area di impiego del flessibile da converter è quella delle carni trasformate (salumi), grazie all’orientamento dei consumatori nei confronti dei prodotti immessi alla vendita pre-pesati e pre-confezionati, siano essi provenienti dalle industrie alimentari o confezionati presso la D.M.

Resta importante la presenza degli imballaggi flessibili da converter nei comparti “surgelati” e del caffé, ma per quanto riguarda quest’ultimo, la progressiva diffusione delle macchine automatiche per la preparazione del caffè presso le famiglie, ha prodotto un rallentamento nelle vendite delle confezioni classiche.
Continua la crescita nel settore pet food, sia di prodotto secco che umido.
Decisamente positivi i trend evolutivi nei settori sughi pronti, prodotti di IV gamma, pizza surgelata, passata di pomodori destinata all’horeca, bevande (dove è diffuso il “cheerpack”).

Area non food
Il comparto assorbe il restante 10% della produzione di imballaggi flessibili; fra tutti, spicca il settore della detergenza domestica, con uno share del 5,4% e nel quale si prospettano buone potenzialità di ulteriore sviluppo grazie a due fattori: l’orientamento a sostituire l’astuccio di cartoncino con il sacco in poliaccoppiato e la progressiva diffusione degli additivi per il lavaggio in forma pastosa anziché liquida (confezionati in genere in flaconi di plastica).
Altra importante area di impiego del flessibile da converter è quella del farmaceutico e della cosmesi-profumeria (4,5%).    

Le materie prime per la produzione
dei flessibili da converter

In questi ultimi anni si è assistito a un progressivo alleggerimento dell’imballaggio flessibile da converter: il peso per metro quadrato ha subito infatti una progressiva diminuzione e il trend prosegue.
Questa evoluzione trova conferma se si esamina la dinamica del mix delle materie prime utilizzate per produrre imballaggi flessibili accoppiati.
Il foglio sottile di alluminio - che nel 1998 presentava uno share di mercato del 14,5% - è sceso all’8% nel 2010, diminuzione derivata anche da un aumento del ricorso alla metallizzazione dei film plastici. Anche la carta e il cartoncino risultano in calo: dal 16,5% nel 1998 all’attuale 7%.
I film plastici presentano per contro una progressiva crescita: dal 68,2% nel 1998 hanno raggiunto l’85% nel 2010.
Siamo quindi di fronte a una diminuzione dei materiali più pesanti, quali alluminio e carta, a favore dell’utilizzo di strutture composte solo di plastica, mediante l’accoppiamento di diverse tipologie di polimeri.
Anche nell’ambito dell’utilizzo dei film plastici si può parlare di riduzione dei grammi per metro quadrato: infatti, il sempre maggior impiego di film barriera (esempio Nylon, EVOH ecc.), consente, in molti casi, di ridurre gli strati o gli spessori dei film.           

Plinio Iascone
Istituto Italiano Imballaggio


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