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UN PREAMBOLO Dall’ottobre scorso il marchio Pharmintech è di proprietà di una società compartecipata al 41% da BolognaFiere, al 10% da Unindustria e al 49% da Ipack-Ima Spa. La stessa società gestirà la manifestazione, in programma nel quartiere fieristico bolognese dal 12 al 14 maggio 2010 (la segreteria organizzativa continuerà a rimanere in capo a Ipack-Ima). Nella veste di presidente di Unindustria Bologna*, Maurizio Marchesini ci spiega perché l’associazione confindustriale sostiene i termini di un accordo per molti versi innovativo e, va da sé, la manifestazione. (Gennaio/Febbraio 2010)
L’Italia è ai vertici mondiali nella produzione e nell’export di packaging farmaceutico. E questo è il primo dato di fatto significativo.
Il secondo dato di fatto è che Maurizio Marchesini - classe 1955 - ha saputo trasformare quella che era nata come attività artigianale in un’impresa presente in 68 paesi e con ricavi consolidati 2008 ben oltre i 170 milioni di euro (parliamo ovviamente di Marchesini Group di Pianoro, BO, leader nella fornitura di linee complete e macchine per il confezionamento farmaceutico e cosmetico).
A marzo 2009, Marchesini è stato eletto presidente di Unindustria Bologna, nomina che può essere letta sia come riconoscimento al suo personale coinvolgimento di lunga data nella vita associativa, ma anche - pensiamo - come un attestato di merito “trasversale” al comparto in cui opera, fiore all’occhiello del sistema industriale italiano.
Per competenza e ruolo, chi meglio di lui può dunque sintetizzare le ragioni del sostegno offerto da Unindustria all’evento Pharmintech, che proprio di quel comparto si propone come portavoce autorevole? Ecco, in sintesi, come ha risposto alle nostre domande.
Dottor Marchesini, Unindustria è direttamente coinvolta nella gestione della nuova società nata dall’intesa siglata tra BolognaFiere e Ipack-Ima e che si occuperà dello sviluppo della fiera Pharmintech. Può chiarirci meglio il ruolo dell’associazione in questo contesto?
Abbiamo voluto, come associazione che riunisce l’industria bolognese, dare un segnale forte alle imprese del territorio sostenendo Pharmintech in maniera diretta, visto che si rivolge a un settore al quale guardano da sempre le vocazioni sia produttive che fieristiche dell’economia di queste parti.
L’obiettivo è quello di far crescere la manifestazione ma soprattutto di darle una connotazione più decisa, affinché diventi una grande fiera-congresso per il mondo farmaceutico.
Ecco perché ci è sembrato che l’idea di una nuova società partecipata non solo da Bologna Fiere e da Ipack-Ima ma anche, e in misura sensibile, da Unindustria (che quindi parteciperà alla gestione stessa in modo significativo), fosse la formula più appropriata per offrire un contributo concreto dell’imprenditoria locale e nazionale al raggiungimento di questi traguardi.
Quali presupposti hanno portato Unindustria a sostenere l’acquisizione del marchio Pharmintech?
In parte credo di avere già risposto. Bologna è universalmente conosciuta come un importante polo dell’industria produttrice di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio.
Non a caso viene da tempo definita come la “packaging valley”: un territorio nel quale, in un raggio di poche decine di chilometri, hanno sede molte imprese del settore (non solo gruppi importanti, ma anche aziende medie o piccole) e del loro indotto. Sarà interessante accogliere qui sul nostro territorio tanti colleghi italiani, e ci auguriamo anche stranieri, così da fornire ai nostri clienti comuni un’expo quanto più completa e attraente da visitare.
Come Unindustria Bologna abbiamo dunque seguito con grandissimo interesse le fasi che hanno portato alla nascita della nuova società e abbiamo deciso anche una nostra partecipazione diretta. Siamo convinti che sia le industrie del territorio sia quelle italiane - e anche straniere - risponderanno in modo positivo a questo evento di respiro non solo nazionale ma anche internazionale.
Nell’acquisire una mostra specialistica verticale come Pharmintech, Bolognafiere ha ravvisato la “possibilità di rafforzare il proprio posizionamento come organizzatore fieristico nel settore del benessere, della salute e della sanità”, di cui - ricordiamo ai lettori - il quartiere fieristico bolognese è una piattaforma mondiale come sede di manifestazioni del calibro di Cosmoprof, Cosmopack, Cosmofarma, Exposanità e Sana. Un segnale forte e incoraggiante anche per le industrie del distretto emiliano, soprattutto in tempi difficili…
Soprattutto, mi sembra un eccellente esempio di ottimizzazione delle risorse e dei plus, da parte di un territorio e del suo sistema economico. C’è una fondamentale complementarietà fra le manifestazioni citate, nonché fra i loro settori di riferimento. E poiché da tempo ormai la competizione globale non è più fra singole aziende ma fra aree geografiche, ognuna delle quali mette in campo proprie capacità attrattive, infrastrutturali, di servizi (e i sistemi fieristici ne sono un elemento strategico), sono convinto che Pharmintech rappresenti un valore aggiunto ulteriore per il sistema-Bologna e per come esso si propone sui mercati di tutto il pianeta. Soprattutto credo che queste siano premesse fondamentali affinché Pharmintech possa diventare una fiera di riferimento per tutto l’indotto del mondo farmaceutico, in Italia ma anche all’estero.
Il fatto che Sergio Dompè sia stato nuovamente nominato presidente di Pharmintech, a rappresentare in senso lato gli utilizzatori di imballaggio, testimonia la volontà di realizzare un prodotto fieristico tagliato sulle esigenze dei visitatori. Come valuta in pratica questa strategia?
La presenza di Dompè come presidente di Pharmintech è un grande prestigio per la fiera stessa e sottolinea in modo inequivocabile la vocazione di questa esposizione che vuole diventare sempre più una grande fiera congresso verticale per il mondo farmaceutico, capace di essere davvero a fianco dei visitatori e delle loro esigenze. Parliamo di una manifestazione altamente specializzata e qualificata che possa diventare un punto di riferimento per le imprese farmaceutiche, i contoterzisti e tutti i visitatori, per l’Italia ma anche per i tanti Paesi stranieri che guardano all’Italia come riferimento per il settore farmaceutico.
Rispetto al passato, nel 2010 Pharmintech intende valorizzare alcuni momenti significativi per il settore farmaceutico, intercettando l’innovazione e la forza competitiva espresse da piccole e medie realtà, in particolare fornitori di prodotti intermedi, contoterzisti, aziende che offrono servizi di ricerca clinica. Quali, secondo lei, le potenzialità e le prospettive di una formula sempre più focalizzata?
Ho già definito in altre occasioni questa manifestazione come “un sogno da realizzare”. Nell’idea di Pharmintech come grande fiera-congresso del farmaceutico ci stanno dentro molte cose: quindi certamente le macchine di processo e le macchine di packaging, così come tutto il mondo della subfornitura cui Lei fa riferimento nella sua domanda.
Penso, altrettanto, alle società che si occupano di ingegneria farmaceutica, al Ministero della Sanità, alle industrie farmaceutiche. Quello che ci proponiamo è un traguardo indubbiamente ambizioso: ma vogliamo che il nuovo corso di Pharmintech costituisca l’occasione in cui ogni tre anni si possa fare il punto sulla farmaceutica italiana in tutti i suoi aspetti.
Le caratteristiche logistiche, congressuali e tutto sommato anche turistiche di Bologna, nonché la forte presenza di un terziario specializzato e l’offerta di servizi, possono, peraltro, favorire anche una diffusione e una distribuzione delle manifestazioni convegnistiche non solo all’interno del quartiere fieristico, ma anche nella città, facendone così un “evento” a tutti gli effetti.
Vorrei aggiungere, infine, che tra i nostri obiettivi vi è anche quello di una manifestazione che, per la sua specializzazione e il profilo alto, polarizzi l’attenzione anche di paesi stranieri. Del resto, sono in molti a guardare all’Italia come ad un punto di riferimento per l’ambito farmaceutico nel senso più ampio.
Secondo la sua esperienza di imprenditore, oltre che di uomo d’associazione, come sono cambiati e che cos’hanno da offrire, oggi, i produttori italiani di soluzioni per il packaging?
Stiamo parlando di un settore che, oggettivamente, è ancora abbastanza giovane: di conseguenza, credo innanzitutto che vi siano ancora fondati motivi per immaginare con realismo una crescita ulteriore. Il che non esclude, naturalmente, che anche le macchine automatiche debbano conoscere una propria evoluzione: ma penso che ciò riguardi soprattutto le loro tipologie.
Quanto invece a presenza sui mercati, nessuno può negare che il settore del packaging è oramai estremamente diffuso in tutto il mondo. Ritengo quindi che, sul piano della penetrazione, il nostro obiettivo non debba necessariamente inseguire nuovi mercati forse non facilmente individuabili (anche se devo dire che la pur timida partenza dell’Africa registrata negli ultimi tempi costituisce una piacevole sorpresa, oltre che una assoluta novità).
Piuttosto, a mio avviso dobbiamo concentrarci su un incremento della nostra presenza su quei mercati che per primi hanno manifestato segnali di ripresa. Penso in particolare a Cina, India e più in generale a tutto il Far East.
In particolare, cosa caratterizza il modo di fare impresa del distretto bolognese?
La dimensione in prevalenza medio-piccola delle imprese, spesso a proprietà familiare, caratterizzate da una generale stabilità del management. Il loro forte radicamento nel territorio, che determina un legame solido tra l’imprenditore e il contesto sociale nel quale opera.
Il sistema di interconnessioni e di “filiere” presenti in tutti i settori, soprattutto per la grande diffusione della subfornitura e della componentistica. E un nucleo forte e diffuso di produzioni ad alto valore aggiunto (con leadership anche mondiali), da cui discendono almeno tre conseguenze: la proiezione verso i mercati internazionali di aziende che sono per lo più export oriented; la propensione a investire in ricerca, innovazione, alta tecnologia; e il ruolo fondamentale delle risorse umane, le competenze di ogni collaboratore, la sua capacità di progettazione, di prendere decisioni, di intervenire sui processi.
La storia delle imprese bolognesi dal dopoguerra ad oggi è stata fatta da persone - imprenditori e lavoratori - di grandi conoscenze tecniche, motivati, altamente preparati, orgogliosi della propria professionalità e di lavorare per la crescita economica e sociale del territorio.
Tutte caratteristiche che, naturalmente, valgono nello specifico anche e soprattutto per il settore del packaging e per il suo cuore inequivocabilmente bolognese.
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