ATTENZIONE... IN QUESTO SITO SONO ARCHIVIATI I CONTENUTI DELLA RIVISTA DAL 2008 AL 2011. CLICCA SOPRA PER PASSARE AL NUOVO SITO. GRAZIE










Lorenzo Pietrogrande



(Maggio 2010)

Lorenzo Pietrogrande, nato a Venezia, ha studiato all’Accademia di Brera a Milano, dove vive e lavora. La sua formazione è stata influenzata dalla passione per l’espressionismo, da cui deriva il gusto per la pennellata veloce e decisa. Si è dedicato a lungo al tema della figura umana, rappresentata con inquadrature molto ravvicinate, dove la drammaticità si esprime nel dinamismo delle pieghe degli abiti.

Da alcuni anni il soggetto preferito è il paesaggio naturale, ma dipinge anche l’ambiente urbano con le sue strade e i suoi contrasti. Con la pittura cerca di rappresentare le forme in modo estremamente sintetico: i paesaggi sono costituiti da poche masse di colore compatto, che creano la sensazione plastica di luminosi spazi aperti.

L’ironia è  una componente essenziale del suo lavoro: per questo motivo nei suoi quadri compaiono talvolta presenze insolite come oche o altri animali, creando atmosfere enigmatiche.

Tra le numerose mostre allestite in Italia e all’estero si segnalano le recenti personali presso lo Spazio Tadini di Milano e la Maison du Portal di Levens e la collettiva “Nature” alla galleria Scarabeus di Praga.

Hanno detto di lui

Secondo Luca Pietro Nicoletti, Pietrogrande rientra nella categoria di quanti rielaborano in continuo una maniera pittorica, per sondarne progressivamente tutti gli aspetti. «[...] L’occhio scrutatore del pittore riduce sempre più il raggio del suo campo visivo, arrivando a tagliare le teste fuori dai margini del dipinto. In questo modo, l’attenzione si focalizza sulla massa dei corpi, esclude qualsiasi possibilità di dialogo con il fruitore, a cui viene negato lo sguardo. Si ha l’impressione di essere investiti da queste forme, di essere andati troppo vicini al dipinto, fino a perdere la visione d’insieme. [...] Ma le figure di Pietrogrande continuano a negare la loro individualità psicologica anche quando i volti ricompaiono, come nel grande autoritratto de L’Alchimista del 2002: la fisionomia ha subito un dilavamento, gli occhi scompaiono nell’ombra, come a portare via l’identità stessa della figura. Proprio su questo punto si consuma l’ambivalenza dell’approccio “strettamente personale” di questa pittura: non è una drammatica confessione interiore, ma la messa in campo di un itinerario intellettuale volto ad esprimere una certa idea della pittura». Luca Pietro Nicoletti

«Lorenzo Pietrogrande dipinge con una lievità nuova, che esalta la pura pittoricità, con soggetti, quale l’oca, che riecheggiano il mondo infantile. L’animale da cortile è anche controfigura dell’uomo, perché si aggira viva e un po’ sbalordita in uno spazio di segni che la chiudono in gabbia, metafora dell’ingenuità naturale alle prese con il limite. […] La Natura è riscoperta nell’animale semplice catalizzatore di luce e movimento nello spazio colorato e arioso, molto positivo. […] L’unico ambiente dove possiamo vivere è questo spazio naturale, dove l’animale più ingenuo, l’oca dal piumaggio bianco assoluto, placida e sicura, morbida come una femmina di Rubens, passeggia, senza significati simbolici ma solo con la tranquilla padronanza nell’erba verde». Gemma Clerici

 

SFOGLIA ONLINE LA RIVISTA


imballaggio rivista packaging