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Centenario con frutta secca



Ripercorrere la storia di Noberasco  è un po’ come rivedere  fotogrammi degli ultimi 100 anni di storia italiana, dove scelte d’imballaggio coerenti e creative interpretano - o addirittura precorrono - l’evoluzione dei consumi e degli stili di vita. Una storia con “qualche cosa in più”, perché… anche un anniversario può offrire l’occasione per guardare al futuro. (Marzo 2009)

Ha festeggiato nel 2008 il suo primo centenario: parliamo di Noberasco, produttore leader sul mercato italiano della frutta secca.

Per l’occasione è stato dato alle stampe un prezioso volume - “Noberasco cent’anni compiuti” - in cui quest’azienda ligure a conduzione familiare, giunta con orgoglio alla quarta generazione, racconta la propria storia.

E il packaging dei prodotti è il filo rosso ideale che ne coniuga le vicende con quelle del costume italiano: volontà di innovazione e grande sensibilità verso il presente hanno da sempre guidato le scelte dell’azienda in questo campo, e  oggi le permettono, con 63 milioni di euro di fatturato annuo 2008, di puntare al 10% di export nel 2010.

 

Tra frutta e storia

L’imballaggio ha accompagnato e segnato il successo dei prodotti Noberasco attraverso gli anni, e, nelle sue trasformazioni, ha perfettamente colto e talvolta anticipato lo “spirito del tempo”.

Celeberrima la scatola di datteri Marsigliese, primo esempio di costumer pack di inizio secolo (1910) e ancora oggi in catalogo, assieme alla ballerina stilizzata che la accompagna come forchettina (1): il fondatore Benedetto seppe precorrere le esigenze della distribuzione moderna e scommettere sul valore aggiunto della confezione, quando ancora i prodotti erano venduti sfusi.

Esemplare l’evoluzione del packaging per le prugne secche, che negli anni ’70-’80 raccoglieva la sfida delle grande distribuzione entrando in competizione coi maggiori packers califoriani: le buste alluminate nei primi anni ’70 (2), la confezione preziosa, nera e oro, che nei primi anni ’80 anticipa talune mode contemporanee (3), seguita nello stesso decennio da confezioni minimaliste - stile delicato ma di forte impatto - decisamente up to date (4) e dagli astucci, divenuti poi istituzionali, in cui l’immagine del prodotto prende il sopravvento (5).

 

Noberasco: presente

Sacchetti trasparenti, latte, astucci in cartoncino e vaschette in plastica: le confezioni della frutta secca Noberasco hanno soddisfatto le esigenze e i gusti più vari, sino ad arrivare, nel ’99 alle richiudibili della linea Nuovo Millennio con illustrazioni iperrealistiche, colore di fondo “anomalo” per il settore e un retro tutto dedicato a informazioni nutrizionali e suggerimenti di consumo (6).

Infine non poteva mancare negli anni 2000, di pari passo con una sensibilità in crescita per l’alimentazione naturale, la linea Bio (7), un vero fenomeno di consumo con una quota di mercato pari all’80%, affiancata dalla linea completa senza conservanti “Viva la prugna”.

Sullo scorcio del secolo i grandi marchi della distribuzione italiana affidano a Noberasco i loro progetti di private label nel settore della frutta secca, mentre l’azienda continua a fare innovazione, diversificando la produzione e stimolando il mercato.

 

Ultime novità

Nel 2007 un progetto di ampio respiro ha portato al riordino generale dell’offerta e a un rinnovamento complessivo dell’identità aziendale attraverso tutti i canali di comunicazione.

Primo fra tutti il marchio stesso - di cui sono stati rivisitati i caratteri, ma dove si è mantenuto il “rosso” Noberasco arricchito da una linea dorata - che assume maggior visibilità su uno sfondo verde: chiara allusione alla provenienza naturale dei prodotti, all’insegna di una mission che resta quella di “permettere il consumo di frutta anche in momenti  successivi a quelli del raccolto, senza comprometterne i contenuti salutistici e nutrizionali” e che mette  al primo posto la relazione eccellente col consumatore.

 

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