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Aprile 2009



1) Cominciare con il negare i fatti e finire realizzando (cioè rendendo reale) il pensiero sono gli estremi in mezzo ai quali sta la “forza bruta della ragione armonizzata con metodo”. La precisione e l'ordine sono gli strumenti che concorrono, con la creatività grezza, alla definizione delle soluzioni reali; è molto utile educarsi all'ordine mentale, se si vuole raggiungere l'obiettivo minimo del pensiero creativo e della generazione delle idee: cioè idee nuove e di qualità esistenti nel mondo reale.

Nessun preconcetto, sia chiaro, contro tutto quanto non sia reale; ma più dimestichezza e più interesse verso il reale.

Il metodo che privilegiamo noi lo definiamo amplipensiero; in inglese: wide_thinking. “Amplipensare” significa non innamorarsi di un'idea solo perché la si è pensata, significa piuttosto adottare le idee degli altri come se fossero proprie, significa possedere uno slancio al cambiamento di idea, che solo le menti ampie e oneste sanno dimostrare.

Significa sfruttare ciò che altri hanno pensato prima di noi per poter andare avanti ed espandere i concetti.

Significa, infine, non fissarsi su un concetto credendolo risolutivo (attenzione all'Effetto Atteone: quello di chi crede che, nella versione di greco, il puttino dia calci a una staccionata, e invece sta cavalcando un delfino).

Partire con il fare l'inventario del proprio materiale, che significa guardare a cosa c'era prima, a cosa hanno fatto altri interessati a fare lo stesso in periodi differenti, in luoghi differenti, o nello stesso periodo e nello stesso luogo; e ancora: guardare a chi è il committente dell'idea, non a cosa egli si aspetta, giacché si aspetta una cosa che non conosce e quindi non ha senso chiedergliela; guardare a cosa si potrà fare di quello che si trova.

Proporre al committente un'idea irrealizzabile è un fallimento concettuale, un limite nostro e non del cliente. Perché il cliente vive nel mondo della tautologia: è interessato a ciò a cui è interessato e questo non fa di lui una persona peggiore di voi.

Si potrebbe dire che “l'amplipensiero” sia l'equivalente intellettivo del design: è l'approccio progettuale al pensiero.

È il processo creativo a minima energia, quello a entropia più bassa: la cosiddetta minima azione (Principio di Hamilton).

Non è detto che esista una sola strada possibile da percorrere (come succede in fisica, una volta date le condizioni al contorno); ma esiste un'efficacia che va massimizzata a prescindere dal risultato.

Si potrebbe affermare che importante è il percorso, non il risultato. Perché se il percorso (il metodo) è corretto, lo è anche il risultato.

“Amplipensante” è chi riesce a scomporre ogni percorso in piccoli percorsi, la somma dei quali conduce alla soluzione. Ogni scelta che ci si pone di fronte deve essere affrontata con lo spirito schumpeteriano di negazione del reale, con attitudine distruttiva. Solo il dubbio mette in relazione il vero con il percepito.

È necessario non dichiararsi mai soddisfatti per poterlo essere davvero. Perché la comunicazione necessita di poca creatività, se il messaggio è forte. Perché comunicare significa semplicemente: riuscire a farsi capire.

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