ATTENZIONE... IN QUESTO SITO SONO ARCHIVIATI I CONTENUTI DELLA RIVISTA DAL 2008 AL 2011. CLICCA SOPRA PER PASSARE AL NUOVO SITO. GRAZIE










Marzo 2009



1. Non ci siamo annoiati solamente di chi parla di innovazione, di creatività e di talento. Ci siamo annoiati anche di chi parla di vera innovazione, di vera creatività e di vero talento. Anche se sembra che vogliano fare il contrario, portano a tante chiacchiere e a pochi risultati. Anche se sembra che tirino il carretto, lo tirano storto.

Allontanano dal lavoro quotidiano e preciso e dalla ricerca, che è tanto studio e tanta fatica.

2. Il risultato? Il processo. Se da un processo sbagliato viene fuori una buona cosa, questa è fortuna (non è design o industria).

La buona cosa si tiene, il processo si cambia. Un po’ come la dinamite: Alfred Nobel, dopo la prima volta, ha smesso di farla per caso, cercando la maniera per rifarla sempre uguale e sempre bene.

Il processo perfetto porta soluzioni perfette. Un processo sensato è un processo che si sa dove comincia e dove arriva, con precisione, senza attività superflue, senza dispersione di energie o di risorse.

3. Quando uno ha progettato particolarmente bene, ha: eliminato davvero il superfluo; scelto la forma più semplice e conveniente; depurato dalle sovrastrutture della moda del momento; ripulito il disegno; scelto il materiale più sensato ed efficace. Si può dire che abbia progettato utilizzando gli archetipi dell’uomo razionale: forme e concetti propri di tutti e sui quali tutti basano la propria capacità di comprendere e di interagire con il mondo esterno.

La fregatura degli archetipi è che se anche uno non li hai mai visti, una volta che li incontra li sa riconoscere: per questo tutte le volte, di fronte alla migliore soluzione (che è così e che non sarebbe potuta essere altrimenti, perché di migliore soluzione ce n’è una sola), c’è sempre qualcuno che sostiene che sarebbe stato in grado di farlo anche lui, senza tanti studi e senza tanto tempo.

In realtà questo - lungi dallo sgomentarci come se stessimo rubando o dal trattenerci dal mandare la fattura - ci porta la certezza che il lavoro è stato fatto così bene e che la soluzione trovata è così intelligente che, da sola, è stata sufficiente a indurre chi non sarebbe mai stato in grado di farlo a credere di saperlo rifare.

4. Le similitudini per descrivere il pensiero creativo sono illimitate, pertanto omettiamo di aggiungerne una nostra.

Sveliamo invece il piccolo e sporco segreto dei creativi (ignoto, spesso, ai creativi stessi) dicendo a tutti che il pensiero creativo può essere indirizzato e piegato alle necessità e che quello buono ha i piedi solidamente appoggiati per terra.

• Non è un paradosso, ma un efficace punto di partenza: la creatività non è meno creativa se si deve muovere entro regole determinate.

• Le regole determinate entro cui deve muoversi il pensiero creativo sono le stesse che governano la realtà - che vuol dire chimica e fisica - e, in particolare, nelle esigenze del cliente. Le regole non sono limiti: sono strumenti valorizzatori.

Non abbiamo preconcetti nei confronti dell’irreale, solo che abbiamo più dimestichezza con la realtà e con la considerazione che la forza bruta non è bene neanche quando viene applicata alla fantasia.

• Proporre un gran progetto che il cliente non potrà realizzare è un fallimento del creativo, non del committente.

Guardarsi intorno, fare elenchi di risorse effettivamente a disposizione e attenersi a queste, condividere l’obiettivo comune e fare del proprio meglio per raggiungere il risultato è un dovere - e deve essere anche la maggiore soddisfazione - di chiunque svolga qualsiasi occupazione. La nostra non fa eccezione.

• Il creativo serio, il buon lavoratore dell’immaginazione, ha tutta una serie di meccanismi da mettere in atto per spremersi e tirar fuori qualcosa che sia allo stesso tempo nuovo e di qualità. Si tratta di meccanismi appresi per studio o imparati per esperienza: la check list della creatività.

Massimizzato, minimizzato, il contrario, il sebbene, il ma anche e così via, con tutte le domande che forzano il nostro cervello a vedere proprio tutti i punti di vista e a fare proprio tutte le associazioni di idee.

• Vedere le operazioni creative come una somma di azioni da svolgere lo fa apparire per quello che è: un lavoro come tutti gli altri; e inoltre ben dispone il cliente all’atto del saldo.

Questi ultimi due paragrafi ci portano a lanciare, da queste pagine, un messaggio alla più moderna tra le società di certificazione: certifichiamo la creatività, facciamo un ranking dell’ordine mentale, diamo i punti alla bontà delle idee.

 

SFOGLIA ONLINE LA RIVISTA


imballaggio rivista packaging