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Ottobre 2009



La gomma per cancellare usata su un muro sporco pulisce se stessa e il muro. Solo i più avventati possono pensare che questa sia una considerazione limitata esclusivamente alle gomme per cancellare o agli strumenti da disegno.

La nostra autoironica conformazione mentale ci conduce oltre, perché a volte gli oggetti più piccoli (o meno pertinenti) ci portano, senza saperlo, a fare considerazioni di ordine superiore. Non è così raro, succede ai più; è comune, sì, ma ci piace stupircene, come ci stupiamo ogni volta dei déjà vu: perché siamo entusiasti delle meraviglie dell’essere umano.

Così, quando pensiamo di aver colto un significato superiore nel quotidiano, di aver trovato un’intuizione fulminante e utile, cerchiamo di fermarla con gli spilli, un po’ come fanno gli entomologi con le farfalle per poterle misurare e descrivere, per vedere se era davvero una chrysiridia riphearia o se era un lepidottero qualsiasi, di quelli che sbattono la testa contro le luci la sera d’estate.

Vero è che spesso sono falene e non farfalle, ma continuiamo comunque a dissecare le idee che ci sembrano buone e a chiedere le soluzioni ai nostri problemi agli oggetti più piccoli (o meno pertinenti), sapendo con certezza che non ci lasceranno senza risposta.

La gomma per cancellare pulisce se stessa e il muro è quello che ci ha detto oggi la nostra scrivania. L’altro giorno una beuta ci ha spiegato che non c’è modo di distinguere il vetro caldo dal vetro freddo e una rulliera ci ha insegnato alcune nozioni fondamentali sull’equilibrio dei bipedi implumi.

Gli oggetti ci parlano
, guardiamo di rispondere loro con educazione.


Creatività italiana

Cresciuti nel mito dell’Italia come potenza mondiale (a memoria: la settima o l’ottava) ci rimaniamo un po’ male a vedere come la globalizzazione, la crisi, le materie prime, i governi del pentapartito, gli scandali, i Fantastici 6, i mercati e il petrolio, abbiano di fatto eroso la forza industriale giorno dopo giorno e con questa quello che rappresenta: lavoro, occasioni, prestigio, benessere.

Ci rimaniamo peggio quando leggiamo di chi si consola a dire che la creatività e lo stile, quelli sì, rimangono in Italia.

Con la perdita della capacità industriale verrà presto meno del tutto (anche dai beni business to consumer) anche il presupposto, ormai quasi inesistente, dello stile, del design e del gusto italiano.

Lo sa bene chi fa scatole e cartoni, sacchetti e vaschette, tappi e bottiglie: l’Italia ha dato molto al design mondiale in termini di materiali e soluzioni, perché in Italia si facevano molte cose, non perché si facevano fare.

Dopo diet e light, la parola chiave di questi anni di sboom economico è “zero”. Se ne vede benissimo il passaggio semantico: dal dietetico che parla la lingua degli zuccheri (Diet) al descrittivo che informa che sì, c’è, ma ce n’è poco (Light) alla parola che parla dell’assenza (Zero).

Ma la bustina del the, è packaging o utensile da cucina?


imballaggio rivista packaging