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Suggestioni



Il Parlamento Europeo si è espresso sulle etichette alimentari: ok ai profili nutrizionali con l’obbligo dell’indicazione delle quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale. I deputati chiedono anche indicazioni su proteine, carboidrati, fibre, grassi trans naturali e artificiali.

Tali informazioni devono essere indicate su 100 g o ml e, per assicurarne la leggibilità, devono avere caratteri di dimensione e stile precisi. I deputati propongono l’estensione dell’etichettatura obbligatoria sul paese d’origine (oggi in vigore solo per alcuni alimenti) a tutti i tipi di carne, pollame, prodotti lattiero-caseari, e altri prodotti a base di un unico ingrediente. Per la carne, pollame e pesce, l’etichettatura sul paese d’origine deve essere disposta anche quando sono utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati. In particolare, per quanto riguarda la carne e il pollame, l’indicazione del paese di origine può essere fornita in rapporto a un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese.

Per le carni e i prodotti alimentari contenenti carne, il paese di origine è definito come il paese nel quale l’animale è nato, è stato allevato per la maggior parte della sua vita ed è stato macellato. Qualora si tratti di luoghi diversi, quando si fa riferimento al “paese di origine”, devono essere indicati tutti e tre i luoghi. Nel caso si tratti di carne da macellazione senza stordimento, secondo alcune tradizioni religiose, l’etichettatura deve precisarlo.

Il Parlamento Europeo si è, invece, opposto al metodo a “semaforo” che voleva indicare con simboli colorati di verde, ambra e rosso la quantità relativa di energia, di grassi e di zuccheri contenuta nell’alimento. I deputati hanno inoltre sostenuto l’esenzione dall’etichettatura nutrizionale obbligatoria per le bevande alcoliche, con l’eccezione di quelle miste, i cosiddetti “alcopops”, rivolti nello specifico a un pubblico giovanile, che devono essere chiaramente separati dalle bevande rinfrescanti nei punti di vendita.

Ora è probabile che il testo del Regolamento ritorni al Parlamento per una seconda lettura. Una volta adottata la legislazione, l’industria alimentare avrà 3 anni per adattarsi alle nuove regole. Le imprese con meno di 100 lavoratori e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro, potranno invece beneficiare di un periodo di 5 anni. Infine, i deputati vogliono che le imprese che confezionano gli alimenti artigianalmente siano escluse dalle nuove regole.
(fonte: helpconsumatori, 16/6/2010) (Settembre 2010)

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