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Rapporto sullo stato dell’imballaggio



Situazione a fine gennaio 2010. Uno spaccato dei comparti dell’industria manifatturiera italiana dove più intenso è il consumo di packaging, suddivisi nelle macro aree “food” e “non food”. La situazione globale dell’economia italiana e internazionale ha continuato a condizionare negativamente il settore degli imballaggi. Secondo i primi preconsuntivi di nove aree settoriali, l’anno dovrebbe essersi concluso con una produzione di 15.258.000 t: - 7% circa rispetto al 2008. Moderatamente positive le ipotesi evolutive. (a cura di Roccandrea Iascone, su dati Istituto Italiano Imballaggio)

Area food e bevande
Anche se ha contenuto al 2% circa la contrazione produttiva (molto limitata se confrontata con altre attività manifatturiere), nel 2009 questa macro area ha espresso il peggiore risultato degli ultimi dieci anni. Il ridimensionamento ha interessato, sostanzialmente in uguale misura, sia il settore alimentare sia quello delle bevande. Le contrazioni produttive sono state determinate, in larga parte, dall’arretramento della componente estera della domanda, che si aggira nel complesso intorno al 5% circa, mostrando qualche eccezione in controtendenza (è il caso, per esempio, di vino e super alcolici).
Nel complesso la domanda interna ha limitato la flessione al 5% circa.
Le prospettive per il 2010 sono orientate a un recupero generalizzato dell’1% circa, determinato da un’ipotesi di sviluppo dello 0,5% circa della domanda interna e del 2% per le esportazioni.

Non food
Largo consumo non alimentare - Que- sta variegata area di mercato è riuscita, nel 2009, a contenere la contrazione all’1-1,5%, grazie alla sostanziale tenuta della domanda interna. La politica della GDO in termini di sconti promozionali sembra essere all’origine del risultato. Le ipotesi evolutive per il 2010 sono orientate a una possibile crescita dell’1,5-2%.

Cosmesi profumeria - Secondo il recente report di Unipro (associazione produttori cosmetici), in un anno difficile come il 2009 l’area è riuscita a limitare il calo produttivo all’1% circa.Il risultato è stato ottenuto grazie alla dinamica positiva della domanda interna, in crescita dello 0,5% che sale però all’1% circa se si fa riferimento alle vendite effettuate dai produttori italiani.Sembra dunque che gli italiani, sia donne che uomini, non vogliano rinunciare alla cura estetica. Male, per contro, il commercio estero: -4,7% le esportazioni e -7% circa le importazioni. Le ipotesi evolutive riferite al 2010 parlano di un possibile +1-1,5%, che dovrebbe interessare sia le vendite in Italia sia le esportazioni.

Farmaceutica - Il settore è caratterizzato da una sostanziale tenuta, che ne riflette il carattere aciclico data la scarsa “comprimibilità” dei consumi di specialità medicinali. Già nel 2008, si ricorderà, fu uno dei pochi settori a non essere toccato dalla crisi e a segnare un piccolo incremento. Nel 2009 il consumo di farmaci in Italia ha riconfermato i valori dell’anno precedente.
È importante evidenziare che i consumi “reggono” sui farmaci a carico del SSN (+1,9%), a fronte di un calo della spesa privata. In aumento i consumi di farmaci da parte degli ospedali; risultano invece in calo progressivo le esportazioni, dopo le decisioni delle multinazionali di dirottare all’estero linee produttive dislocate in Italia. Le ipotesi evolutive per il 2010 sono orientate a un possibile incremento (+2,5%).

Elettrodomestici - Segnato da una profonda crisi strutturale - iniziata con il trasferimento dall’Italia all’estero di molte produzioni, e aggravatasi nel corso del tempo - il settore ha chiuso il 2008 con un calo produttivo del 22,8%. La situazione, nel 2009, è andata via via peggiorando, a fronte di una riduzione della domanda e di un’ulteriore delocalizzazione delle lavorazioni.
Secondo un primo consuntivo la produzione dovrebbe essere scesa di un ulteriore 15%. Nel 2010, secondo la migliore delle ipotesi possibili, il calo pro- gressivo dovrebbe rallentare grazie agli incentivi per la rottamazione.

Mobili e arredamento - Tradizionale “emblema” del Made in Italy, il comparto mobili e arredamento risulta essere tra i più colpiti dalla crisi: l’ulteriore calo di produzione del 15,5% deriva essenzialmente dal forte cedimento dalla componente estera della domanda (-20% circa). Si spera, dunque, in un 2010 caratterizzato da un lento e contenuto miglioramento della domanda estera e da un assestamento di quella interna.
La possibile ripresa delle esportazioni, motore di sviluppo del settore, sarà guidata ovviamente dal previsto miglioramento congiunturale dell’economia internazionale, ma anche dall’eccellenza dell’offerta italiana

Sistema moda - Il “fashion” presenta una situazione simile a quella del comparto arredamento: dopo la contrazione del 2008, il 2009 dovrebbe essersi concluso con un ulteriore arretramento (-10% circa). Secondo un’analisi effettuata da Prometeia, nel 2010 quest’area di mercato potrebbe imboccare la strada di un possibile, anche se lento, recupero, stimato intorno all’1-1,5%.
La domanda interna, ma sopratutto le esportazioni, dovrebbero sorreggere la ripresa.
Le prospettive di sviluppo sono affidate essenzialmente alla capacità delle principali imprese di intercettare tutte le possibili opportunità che si apriranno sui mercati mondiali, in lento recupero.

Prodotti chimici - Il 2008 della chimica italiana si è concluso con un calo produttivo del 4%.Secondo le consuete rilevazioni di Federchimica, il 2009 dovrebbe aver registrato un ulteriore calo produttivo del 14% (nello specifico -14,1% la domanda interna, -15% sia le esportazioni che le importazioni). In particolare, in relazione all’attività produttiva, alcuni dei principali settori della chimica hanno presentato i seguenti trend: chimica di base -17,1%, materie plastiche -14%, fertilizzanti -20%, fibre chimiche-28%, pitture/vernici e adesivi-14,6%, agrofarmaci -1%, gas tecnici -17%, detergenti e prodotti per la casa -2%.

Prodotti e materiali da costruzione (cemento, calce, piastrelle, mattoni ecc.)
L’esaurirsi del ciclo edilizio positivo in Italia e all’estero ha determinato una progressiva contrazione della domanda interna e delle esportazioni dei materiali da costruzione. Il 2008 ha registrato una produzione al -8% e il 2009 dovrebbe essersi concluso con una ulteriore contrazione del 14,7%.
Nel corso del 2010 il trend negativo dovrebbe arrestarsi, a fronte di una ripresa tendenziale lenta ma contenuta.

Imballaggio: quanto se ne produce
Il settore imballaggi presenta un trend evolutivo lievemente migliore rispetto alla media dell’attività produttiva industriale. La tendenza è stata confermata anche per il 2009 dato che, a fronte di una contrazione della produzione industriale pari al 16% circa, il comparto ha chiuso l’anno con un calo del 7%. Con una proiezione sulla base del consuntivo dei primi dieci mesi dell’anno, le esportazioni di imballaggi (imballaggi vuoti) segnano un calo del 10%, mentre le importazioni dovrebbero essersi contratte dell’11% circa. Il consumo apparente nazionale di imballaggi, sempre secondo un primo consuntivo, evidenzia una riduzione del 6,8%.

L’Istituto Italiano imballaggio effettua da ben diciotto anni il monitoraggio del comparto ed è la prima volta che deve riferire di una contrazione di mercato di questa entità,
Tutte le filiere dell’imballaggio, in diversa misura, hanno registrato una flessione dell’attività produttiva. Per quanto concerne la produzione si sono prese a riferimento, in alcuni casi, le proiezioni effettuate da alcune associazione di categoria, in altri si è tenuto conto dell’andamento dei principali settori di utilizzo in ambito nazionale delle diverse famiglie di imballaggi.

Le ipotesi evolutive del settore imballaggi al 2010 sono moderatamente positive. Negli ultimi mesi del 2009 l’attività manifatturiera nazionale ha infatti evidenziato dei piccoli segni di miglioramento che, secondo i pareri dei principali istituti di ricerca economica, dovrebbero lentamente rafforzarsi nel corso dell’anno.

A fronte di un’ipotesi di crescita dell’attività manifatturiera dell’1,6%, il settore degli imballaggi potrebbe segnare uno sviluppo produttivo del 2-4% in termini quantitativi.
A fronte, invece, di un eventuale calo dell’industria manifatturiera del 3-3,5%, il settore degli imballaggi non potrà che segnare una flessione al momento difficilmente quantificabile.

Materiale per materiale: l’evoluzione
• Imballaggi di acciaio - L’area evidenzia una flessione tendenziale dell’attività produttiva del 9,6% (-7% imballaggi leggeri in banda stagnata, -20% fusti di acciaio di grande dimensione). Il calo moderato degli imballaggi leggeri è da ascriversi alla loro diffusione nel settore alimentare, che ne ha contenuto i valori recessivi; per quanto concerne i fusti, il sensibile arretramento deriva dalla loro significativa presenza nell’area chimico-petrolifera, in recessione.
• Imballaggi di alluminio - Il settore evidenzia una flessione produttiva del 4% circa, che deriva essenzialmente da una contrazione del 10% delle esportazioni. Si stima che la domanda interna abbia invece riconfermato i valori del 2008: pur scontando le conseguenze di una piccola contrazione dei consumi di alimenti e bevande, i contenitori di alluminio hanno in alcuni casi beneficiato di un aumento di quote.

• Imballaggi cellulosici - Dopo diversi anni caratterizzati da uno sviluppo soddisfacente, il trend produttivo di questa importante area di mercato ha subito una battuta d’arresto sia nel 2008 sia nel 2009. I primi dati di preconsuntivo 2009 ipotizzano una flessione produttiva dell’8% circa, che ha coinvolto tanto la domanda interna quanto le esportazioni. La sensibile contrazione si è manifestata in particolare nelle tipologie di imballaggi da trasporto (cartone ondulato e sacchi di elevate capacità), utilizzati anche nei settori “non food”, segnati a loro volta da pesanti cali produttivi.

• Imballaggi cellulosici accoppiati - Le stime parlano di un contenimento della flessione allo 0,5/1% circa. Il lieve arretramento dipende sia dall’ampia diffusione nell’area alimentare, meno colpita dalla recessione, sia da un leggero aumento di partecipazione al mercato.

• Imballaggi di plastica - Anche questi imballaggi, in una situazione di mercato difficile, non hanno potuto evitare la flessione produttiva (-8%). Sia la domanda interna che le esportazioni risultano in calo rispettivamente del 7,5% circa e del 7% circa. Questi risultati negativi sono stati influenzati dalla presenza significativa nell’area non alimentare che, come prima evidenziato, ha subito le flessioni produttive maggiori.

• Imballaggi flessibili da converter - Il calo produttivo del 3,5% stimato a fine 2009 sembra essere legato essenzialmente alla contrazione delle esportazioni, che incidono per il 40% circa. La domanda interna, infatti, ha sostanzialmente tenuto.

• Imballaggi di vetro - Sempre secondo dati di preconsuntivo, il 2009 dovrebbe essersi concluso con un calo del 3,5% circa, determinato essenzialmente dalla contrazione del 10-11% circa delle esportazioni (la stima è effettuata sulla base di proiezioni della situazione a fine ottobre). Contenuto all’1,8% circa il calo della domanda interna. La presenza degli imballaggi di vetro nelle aree alimentari-bevande, cosmetico e farmaceutico ha permesso di limitare la contrazione della domanda interna.

Imballaggi di legno - Le prime stime del comparto parlano di una flessione produttiva del 9% circa. In particolare, si evidenzia una flessione del 10,5% circa nella domanda interna e del -14% nelle esportazioni. Molto colpiti gli imballaggi industriali. (26 Febbraio 2010)

 

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