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IMBALLAGGIO: PROBLEMA O RISORSA?



Un confronto aperto sul valore reale dell’imballaggio nella nostra società. La percezione dei consumatori e le risposte tecnologiche dell’industria in un contradditorio a due voci, che porta, fortunatamente, a una conclusione comune: solo l’informazione corretta sarà la chiave di volta per un uso responsabile dell’imballaggio. Tutti sono chiamati a contribuire. Cino Serrao intervista  Antonio Longo, Presidente del Movimento difesa del cittadino e Vermondo Busnelli, Presidente dell’Istituto Italiano dell’Imballaggio.(Marzo 2010)

E se all’improvviso scomparissero tutti gli imballi dagli scaffali dei supermarket, dalle nostre dispense e dai negozi sotto casa? Quale sarebbe l’impatto sul nostro vivere quotidiano? E noi consumatori come percepiamo l’imballaggio?

Lo vediamo come un problema o come una risorsa? Per dare delle risposte esaurienti bisogna comprendere l’importanza dell’imballaggio, bisogna coglierne gli aspetti essenziali che lo caratterizzano.

Cino Serrao ha intervistato Antonio Longo, Presidente del Movimento difesa del cittadino e Vermondo Busnelli, Presidente dell’Istituto Italiano dell’Imballaggio. L’intervista di prossima pubblicazione su Help Consumatori, che proseguirà poi con ulteriori approfondimenti sul tema, cercando di scavare tra le pieghe più nascoste dell’imballaggio, di capirne le proprietà fondamentali e i vantaggi offerti, senza i quali la nostra qualità della vita potrebbe subire conseguenze a dir poco inimmaginabili.

Il progresso e la scienza ci hanno sempre aiutato ad affrontare i problemi e a superarli senza difficoltà; gli imballaggi moderni sono il frutto della capacità e dell’ingegno umano e noi consumatori ne dobbiamo tenere conto.

Dati di realtà
Il comparto industriale italiano dell’imballaggio fattura oltre 25 miliardi di euro, dà lavoro a oltre centomila addetti e concorre alla formazione del PIL del nostro Paese per l’1,6%. Oltre 7.000 aziende producono imballaggi e tutte le imprese li utilizzano in forme diverse.

Possiamo affermare senza alcun dubbio che il settore dell’imballaggio tra le più grandi realtà del panorama industriale italiano e vanta un patrimonio di innovazione tecnologica all’avanguardia nel mondo.

L’Istituto Italiano Imballaggio à un network associativo che raggruppa circa 300 realtà aziendali, tra cui produttori di imballaggio di tutte le filiere (carta, legno, metalli, plastica e vetro), catene della grande distribuzione e le maggiori aziende utilizzatrici dall’agroalimentare alle bevande, dal chimico al farmaceutico, dal cosmetico alla cura della persona.

La missione dell’Istituto è diffondere e promuovere la cultura tecnica dell’imballaggio, attraverso un’intensa attività di formazione, suddivisa in educazione universitaria e aggiornamento professionale, con oltre 40 iniziative di formazione all’anno.

Nel concreto l’attività associativa si svolge attraverso sportelli di consultazione con esperti di legislazione, formazione e di mercato che hanno come obiettivi principali l’alta qualità dell’imballaggio e il rispetto dell’ambiente.

L’Istituto organizza da cinquant’anni l’Oscar dell’imballaggio, un concorso che premia i migliori e più innovativi imballaggi dell’anno. Il Movimento Difesa del Cittadino e l’Istituto Italiano dell’Imballaggio si sono incontrati e hanno incominciato ad avviare un dialogo per fornire ai consumatori una corretta informazione sull’imballaggio.

Noi ci auguriamo che da questa intervista ad Antonio Longo, Presidente Movimento Difesa del Cittadino (Associazione dei Consumatori) e a Vermondo Busnelli, Presidente Istituto Italiano dell’Imballaggio, su Help Consumatori, possa aprirsi un nuovo scenario nel panorama dell’industria italiana dell’imballaggio, fondato sul dialogo costruttivo tra i produttori di imballaggi e i consumatori, finalizzato a migliorare la qualità della nostra vita e, soprattutto, di quella dei nostri figli.

Il Movimento Difesa del Cittadino, così come le associazioni dei consumatori, e l’Istituto Italiano Imballaggio per propria natura si rivolgono a pubblici diversi: ai consumatori le une, alle aziende il secondo. E’ ipotizzabile un terreno su cui creare formule di collaborazione?

Antonio Longo - Si tratta di una questione delicata e molto interessante. Negli anni scorsi il problema degli imballaggi è stato affrontato soprattutto dal punto di vista del costo, per l’ambiente, di tutti i materiali (plastica, carta, cartone, vetero...) impiegati per produrre involucri e contenitori dei beni che compriamo. La vaschetta con la carne del supermercato o la scatola con la chiavetta USB o la lattina delle bevanda preferita rappresentavano un problema, perchè ingombranti, non riciclati, a volte inquinanti quando venivano abbandonati nei corsi di acqua o in mare, indistruttibili e deturpanti.
Quanto si è dato inizio a una seria politica di raccolta e riciclo dei materiali, insieme a un’educazione alla raccolta differenziata, l’approccio è cambiato, o quanto meno, si sta modificando. I contenitori vengono visti oggi come una materia prima preziosa, che può essere riutilizzata e quindi sempre più le persone si impegnano nella raccolta. Al contempo si è capito che, per esempio in campo alimentare, gli imballaggi costituiscono una garanzia di igiene, di controllo del peso, di qualità.

Vermondo Busnelli - E’ auspicabile rafforzare i canali di comunicazione tra i due mondi, quello dei consumatori e quello delle imprese. Molti dubbi, domande e preoccupazioni dei consumatori possono trovare risposte attraverso una corretta informazione. Un consumatore informato può effettuare scelte consapevoli e responsabili. Una collaborazione più stretta tra associazioni dei consumatori e associazioni delle imprese consente di comprendere meglio le domande dei cittadini ed elaborare le risposte fondate su dati oggettivi. Nel mondo degli imballaggi o del packaging (per dirla con un termine inglese, ma molto in uso), come in generale anche in altre realtà, spesso si narrano leggende, originate da credenze senza alcun fondamento scientifico e razionale. Un esempio tra tanti? Il contenitore a rendere è visto come l’imballaggio perfetto. Studi di istituti internazionali hanno dimostrato che, in alcune condizioni, l’imballaggio riutilizzabile può avere un impatto ambientale peggiore di un analogo imballaggio non riutilizzabile: dipende dal numero di riutilizzi, dalle distanze di distribuzione, dal peso del contenitore e così via. La rilevazione del “carbon foot print” o del “water foot print” (nel primo caso il calcolo della produzione di gas serra espressi come anidride carbonica, nel secondo il calcolo del consumo di acqua destinato a produzione e utilizzo degli imballaggi) ci hanno aiutati a chiarire il concetto. Ora dobbiamo collaborare, associazioni dei consumatori e aziende, per trasmettere informazioni corrette e utili per un uso responsabile.

Quali sinergie mettere in campo e quali gli obiettivi comuni da perseguire?

Antonio Longo - I fronti su cui si può lavorare insieme sono numerosi. Anzitutto bisogna ancora impegnarsi molto per far crescere la cultura della raccolta differenziata, che oggi è realizzata nel nostro Paese a macchia di leopardo, con territori molto virtuosi e altri ancora poco o per niente impegnati. La preziosa funzione svolta in questi anni dal CONAI ha fatto fare passi da gigante nel recupero; ma le associazioni dei consumatori non sono state coinvolte, al contrario di quelle ambientaliste, molto più presenti e attive.
Se consideriamo la nostra funzione, che è insieme informativa e di orientamento verso comportamenti più coerenti, in grado di delineare una visione qualitativamente migliore della vita quotidiana insieme a un’assunzione di responsabilità verso l’efficienza del Sistema Paese - dobbiamo quindi essere più attivi nell’educazione alla raccolta differenziata. Inoltre dobbiamo collaborare con le imprese del packaging per individuare il modo migliore per ridurre ulteriormente il volume e il peso dei contenitori, sempre garantendo qualità e sicurezza.

Vermondo Busnelli - Obiettivo comune di associazioni dei consumatori e aziende è la soddisfazione del consumatore, per un uso sicuro e responsabile dell’imballaggio. Pertanto è importante identificare le aree dove esistono diverse percezioni sulla funzionalità e utilità del packaging. Un esempio potrebbe essere il concetto del packaging come materiale inutile, esempio di spreco e di costo ingiustificato. Non c’è dubbio che il consumatore di oggi ha un’ampia scelta di prodotti e di servizi, inimmaginabile fino a qualche decennio fa. La crescita di benessere del consumatore e della società ha comportato un uso maggiore di risorse (acqua, energia, spazi) e una produzione più elevata di rifiuti e di scarichi. Anche il packaging è coinvolto in questa sfida: ha migliorato enormemente le possibilità di scelta del consumatore (in casa e fuori casa, consente il consumo di prodotti di stagione e non, di cibi e bevande di continenti diversi ecc.). Quindi, anche il packaging è chiamato a svolgere un ruolo nell’uso razionale e responsabile delle risorse. L’imballaggio di oggi è più leggero, è recuperabile e riciclabile e può essere infine recuperato come energia. Continuando questo ciclo virtuoso si può arrivare in breve tempo a un imballaggio a “impatto ambientale minimo”. Per questo, accanto alla responsabilità delle aziende nel produrre packaging sostenibile, la collaborazione dei consumatori è fondamentale nella raccolta differenziata e nel sostegno alle iniziative di recupero e riciclo. E già oggi siamo sulla strada giusta: dieci anni fa il 75% dei rifiuti di imballaggio andava in discarica, oggi il 75% è riciclato o recuperato e solo il 25% va in discarica. L’obiettivo del 100% di recupero e riciclo non è un’utopia.

Quali sono gli aspetti principali (a favore o contro) che le associazioni dei consumatori colgono parlando di imballaggio?

Antonio Longo - Come si diceva prima, finora sono stati colti soprattutto gli aspetti del rifiuto da smaltire, rendendolo innocuo per l’ambiente. Pensiamo a situazioni-limite, come le batterie delle auto o dei nostri Ipod: ne abbiamo un grande bisogno, ma ci rendiamo anche conto che ciò che resta della batteria o della pila scarica rappresenta un pericolo per l’ambiente, e quindi va raccolto e trattato di conseguenza. Con valutazione molto meno pesante, il problema si poneva anche per le scatole di cartone o per le lattine di alluminio e per tutti gli altri materiali non dannosi, ma certamente problematici dal punto di vista ambientale, quanto meno considerando l’ingombro, la pulizia delle strade, del verde o delle spiagge. Poi, con il crescere della raccolta differenziata, è subentrato l’interesse per una materia prima che si può recuperare. Di recente c’è stata molta attenzione alla riduzione dei volumi, ben rappresentata dalle battaglie per la vendita di prodotti alimentari sfusi. Ma qui sono subentrati problemi di igiene e di tutela della salute che è bene non sottovalutare.  Quindi i fronti su cui lavorare insieme possono essere almeno tre: la sicurezza, per i materiali inquinanti; la raccolta differenziata; la riduzione dei volumi.

Quali sono le funzioni del packaging, che l’Istituto intende mettere in evidenza e che hanno una ricaduta positiva per il consumatore?

Vermondo Busnelli - Potrei dire che il mondo di oggi senza imballaggi non è più immaginabile: il packaging serve per i prodotti di base come per quelli di lusso; per i momenti di vita quotidiana e per le occasioni di regalo e le ricorrenze. L’imballaggio serve a contenere, a proteggere, a conservare nel tempo e nello spazio. E serve anche a comunicare: istruzioni per l’uso, informazioni utili, nutrizionali e funzionali, ma anche emozioni (immagini, forme, colori). L’imballaggio è progettato per essere sicuro nella protezione di alimenti, prodotti cosmetici e farmaci. Le chiusure consentono di impedire l’apertura ai bambini di prodotti potenzialmente pericolosi (come i prodotti per la pulizia della casa). E da ultimo, ma non per importanza, l’imballaggio di oggi è prodotto in modo sostenibile: è leggero, recuperabile come materia o come energia, compostabile o, in certi casi, biodegradabile; anche il riutilizzo serve in questo mix ottimale. La sostenibilità del packaging non è monopolio di un materiale o di uno specifico imballaggio, ma è il risultato di un insieme di scelte coerenti che contribuiscono al risultato finale: ridurre al minimo l’impatto ambientale. Tutto questo senza compromettere il livello di vita e di soddisfazione dei consumatori di oggi, chiamati a essere responsabili nelle loro scelte e nei loro comportamenti.


In un’ipotesi di dialogo tra consumatori e aziende sui temi dell’imballaggio, quali richieste vorreste rivolgere alle aziende?

Antonio Longo - Sarebbe importante anzitutto creare un luogo di consultazione permanente, un tavolo di lavoro attorno al quale confrontarsi. Non so se sia già stato fatto con le associazioni ambientaliste, ma certo non c’è stato finora con i consumatori. Da questo confronto potrebbero scaturire iniziative comuni che dovrebbero andare nel senso delle azioni di cui parlavo poco sopra.
E’ importante inoltre che i contenitori diventino sempre più strumenti di informazione essenziale per i consumatori, per esempio sulle sostanze che possono provocare allergie o anche semplicemente per educare a una nutrizione più sana.


Vermondo Busnelli
- Come ho già detto, un dialogo maggiore può solo dare risultati positivi per una maggiore conoscenza e quindi per favorire scelte responsabili. Chi produce e utilizza imballaggi deve rispettare norme severe e rigorose imposte dalle leggi europee e nazionali (maggiore attenzione e controllo è richiesto sui prodotti importati da paesi dove la normative e le pratiche industriali sono meno evolute). Una comunicazione trasparente e corretta può aiutare anche a evitare falsi allarmismi, che talvolta si generano sull’onda di preoccupazioni irrazionali alimentate da messaggi incontrollati e scandalistici. Valutare in modo corretto i rischi causati da possibili difetti del packaging richiede una continua collaborazione tra imprese, autorità di controllo e mezzi di comunicazione, per offrire ai consumatori informazioni corrette e responsabili.


Quali sono gli errori più frequenti dei cittadini consumatori, mentre maneggiano gli imballi? Come si potrebbero ipotizzare comportamenti più corretti e virtuosi?

Antonio Longo - C’è ancora molta superficialità nel trattamento dei materiali più a rischio, e mi riferisco, per esempio, alle pile oppure ai farmaci scaduti... Ma, questi casi di prodotti potenzialmente inquinanti e pericolos, esulano un po’ dai temi strettamente attinenti l’imballaggio. Più in generale c’è ancora molto spreco di carta, cartone, vetro e plastica che potrebbero essere utilmente raccolti e riutilizzati. E’ assolutamente necessaria un’educazione all’uso corretto dei contenitori a partire dalle prime classi scolastiche, insegnando ai bambini a non buttare gli imballaggi di ciò che usano, mangiano, bevono. La cultura del riuso è ancora poco diffusa e invece può diventare una risorsa per il nostro Paese, notoriamente debitore all’estero per molte materie prime. Tuttavia non sono solo i cittadini a compiere errori gravi; anche gli amministratori comunali sembrano talvolta ancora poco sensibili alla raccolta differenziata, anche se riconosciamo che negli ultimi dieci anni sono stati fatti passi notevoli, dimostrati dai volumi apprezzabili di riciclo che abbiamo raggiunto. Quindi l’educazione scolastica è la prima misura importante da adottare, moltiplicando i progetti che vedono impegnati i bambini in gare virtuose di raccolta e riutilizzo dei materiali. Ma anche nei confronti delle famiglie e degli adulti andrebbe intensificata l’attività di comunicazione e informazione sulla raccolta differenziata. Naturalmente i Comuni devono adoperarsi in parallelo per assicurare che la raccolta venga effettivamente fatta, magari stabilendo degli obiettivi da raggiungere nelle quantità, quartiere per quartiere, studiando anche una modalità di premio per le comunità cittadine virtuose, magari applicando sgravi economici o arricchendo l’arredo urbano.

Vermondo Busnelli - Non si può pretendere che tutti i consumatori siano esperti in ogni materia e quindi vanno aiutati a capire per stimolare comportamenti virtuosi. Questo vale anche nel campo del packaging. Tutti hanno un ruolo importante: le imprese nel produrre imballaggi sostenibili e nel dare le informazioni necessarie sul tipo di materiale e sulle modalità di recupero e riciclo; le autorità pubbliche nell’educare fin da piccoli i cittadini al rispetto dell’ambiente in cui viviamo e nel predisporre tutte le infrastrutture necessarie alla raccolta differenziata, al recupero e al riciclo degli imballaggi dopo il consumo. Molto si è fatto in questi anni e moltissimo c’è ancora da fare. Esperienze condotte in diverse località e condizioni hanno dimostrato che i cittadini rispondono in modo responsabile quando sono messi nella possibilità di raccogliere separatamente i diversi materiali, per avviarli a recupero e riciclo. Oggi le confezioni riportano le istruzioni necessarie per la conservazione, l’utilizzo e le modalità di recupero e riciclo post-consumo. E’ importante anche educare i consumatori a non utilizzare l’imballaggio per usi impropri (come, ad esempio, versare prodotti per la detergenza in contenitori alimentari) così da evitare conseguenze spesso gravi. In futuro si potrebbe migliorare il flusso di informazioni a disposizione degli utenti, ad esempio attraverso l’accesso a fonti esperte in materia, quale l’Istituto Italiano Imballaggio e i siti delle Associazioni delle varie filiere di materiali. I consumatori potrebbero ottenere, in tempo reale, informazioni utili a migliorare la comprensione del packaging e delle sue caratteristiche.

Cino Serrao

 

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