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Materia prima: ma quanto mi costi?



INCHIOSTRI Fabio Deflorian, amministratore delegato della Sun Chemical italiana ragiona sui rincari delle materie prime che affliggono l’intera filiera del packaging (e non solo), ostacolando la pianificazione delle attività e mettendo a repentaglio i profitti. A discapito di una ripresa che, sul piano dei volumi, appare molto consistente.

In sintesi, possiamo descrivere il fenomeno in questi termini: le materie prime che l’industria del packaging utilizza in molti segmenti e lavorazioni - fra cui gli inchiostri e, a monte, i loro ingredienti - continuano a rincarare mese dopo mese, a detrimento di fatturati e redditività (e lo stesso, purtroppo, accade in tanti altri comparti manifatturieri).
Non si tratta certo di una novità assoluta ma, questa volta, l’entità degli aumenti, la loro frequenza e il perdurare del trend nel suo complesso, sono fuori norma, vanificando previsioni e azioni di contenimento. Per quali ragioni? E quando finirà? Come si attrezzano le aziende per fare fronte a questa nuova emergenza? Abbiamo interpellato al riguardo Fabio Deflorian, amministratore delegato di Sun Chemical Group SpA (Settala, MI) ovvero dell’azienda che, secondo gli ultimi dati interni, nel 2010 deteneva il 46% del mercato italiano degli inchiostri per imballaggio.

Nuovi rincari in arrivo
Il manager entra subito nel vivo della questione: «Da oltre un anno registriamo un aumento del prezzo di moltissime materie prime delle nostre formule, con rincari dal 20% fino al 400%. Inoltre, gli aumenti sono così incalzanti che non riusciamo ad aggiornare “in tempo reale” i nostri listini: a maggio, abbiamo chiuso la seconda tra le campagne aumenti applicate al mercato a partire dal secondo semestre 2010 ma, nel frattempo, la situazione è mutata al punto che a settembre 2011 dovremo rivedere ulteriormente i prezzi. E se abbiamo potuto chiudere lo scorso esercizio in maniera soddisfacente, con un incremento delle vendite a volume rispetto al 2009, abbiamo comunque dovuto registrare una drastica riduzione dei margini».
Le previsioni non sono ottimistiche: «La tensione sui prezzi non accenna a diminuire e, per certi materiali, potrebbe addirittura peggiorare: il titanio, alcuni solventi come il metil-etil-chetone, resine come la nitrocellulosa, le resine acriliche e poliammidiche, certi tipi di pigmenti e molti altri elementi non sono reperibili in quantità sufficienti e, dunque, i produttori continuano a ritoccare i prezzi al rialzo. Con cadenza trimestrale o, in alcuni casi, anche mensile».

Ma come si spiega?

Questa situazione, dunque, riguarda un ventaglio molto ampio e variegato di prodotti: come si spiega una carenza di offerta in così tanti campi? A livello  globale, la ripresa della domanda non sembra tale da giustificare un simile fenomeno.
«Sicuramente si sommano vari fattori che generano effetti a catena negativi. Uno dei più evidenti è che, in seguito a quest’ultima crisi internazionale, per scelta o per necessità sono stati chiusi alcuni siti produttivi in tutto il mondo, riducendo in maniera considerevole l’immesso sul mercato. Contemporaneamente, la ripresa delle economie, con particolare slancio nelle aree più dinamiche del pianeta, sta generando un surplus di fabbisogno che i fornitori non riescono a soddisfare. Detto altrimenti, nell’ultimo triennio la produzione industriale è calata un po’ in tutti i settori e oggi il fornitore, che in passato garantiva consegne a breve termine, può impiegare settimane per soddisfare l’ordine, e al momento non è dato prevedere quanto tempo servirà per trovare un migliore equilibrio».

Un settore in trasformazione
A dispetto delle difficoltà, in Italia Sun Chemical sta vivendo un esercizio vivace: «In termini di quantità, nel primo semestre del 2011, abbiamo superato gli obiettivi stabiliti da un budget peraltro ambizioso in termini di crescita di volumi, nonostante la maggiore attenzione riservata alla solvibilità e alla puntualità nel rispettare gli impegni finanziari dei clienti. Abbiamo preso a osservare con attenzione anche quei passaggi di proprietà o esperimenti di “gestione creativa” che, a volte, sembrano solo ritardare la chiusura di imprese senza futuro. Seguendo questi criteri, abbiamo da un lato ridotto il portafoglio clienti ma anche ridefinito il profilo del nostro target».
La geografia del settore è cambiata: oltre al processo di internazionalizzazione dei mercati, che richiede imprese di taglia maggiore e accelera i processi di selezione e/o concentrazione, e dopo l’ulteriore selezione “darwiniana” delle aziende operata dalla crisi, la solidità finanziaria assume dunque un’importanza prioritaria sia per i fornitori che per gli utilizzatori.

Un punto fermo: la qualità
Negli ultimi anni, il gruppo Sun Chemical ha portato avanti con chiarezza di intenti e di buon passo un processo di riorganizzazione che ha interessato tutti i piani del fare impresa. Ne è risultato un potenziamento della capacità di risposta al mercato: «Il driver è stato, ed è ancora, la volontà di crescere. Dunque, in Italia come altrove, abbiamo aggiornato impianti e stabilimenti potenziando l’offerta, accelerato sul fronte della R&S per rivedere i prodotti esistenti e metterne a punto di innovativi (si veda il box, Ndr), riorganizzato la rete commerciale e portato a compimento la razionalizzazione su scala internazionale dell’offerta e dei brand. Senza mai cedere sul piano della qualità».

L’ultima precisazione è doverosa. Quale impresa, infatti, sotto la pressione dei costi crescenti, si esime dal valutare prodotti con prezzo competitivo? La risposta di Deflorian è categorica ma anche molto concreta: «La qualità è “la” scelta originaria e distintiva del gruppo Sun Chemical, fa parte del nostro DNA e rappresenta il principale vantaggio competitivo dei nostri prodotti, ovvero il motivo per cui sono preferiti ad altri. Anche perché gli utilizzatori di imballaggio, anzitutto alimentare, non fanno che chiedere più sicurezza e più ambiente, dunque più qualità, in qualunque parte del mondo essi producano. Noi la garantiamo approvvigionandoci da fornitori certificati e testati, stipulando non-disclosure agreement con gli utilizzatori, e impiegando solo ingredienti autorizzati, con riferimento alle liste positive delle sostanze ammesse al food contact. Che, naturalmente, costano di più ma che permettono il perfetto controllo e la tracciabilità dei prodotti».

Torniamo, così, al discorso delle origini, con qualche elemento di riflessione ulteriore: se i prezzi delle materie prime non sembrano stabilizzarsi e, al contempo, non è lecito “cedere” sulla qualità del packaging, allora le imprese devono cercare occasioni di competitività al proprio interno (razionalizzazione, crescita dimensionale, ricapitalizzazione, alleanze) e nel mondo (potenziamento della rete commerciale, approccio ai nuovi mercati, capacità di seguire gli sviluppi tecnologici e i mutamenti della domanda con prodotti e servizi adeguati). Non si danno scorciatoie.                    

A Interpack con
i brand owner

«Quest’anno abbiamo esposto a Interpack, per la prima volta - spiega Fabio Deflorian, AD Sun Chemical Group SpA - con l’obiettivo principale di attivare un canale di comunicazione diretto con i brand owner. In gioco, la comprensione delle esigenze dell’utilizzatore di imballaggio, e la condivisione, anche con “il cliente del nostro cliente” delle competenze e dei servizi necessari a sfruttare le opportunità di marketing offerte da un imballaggio “giusto”». L’aspettativa non è andata delusa, e la multinazionale dell’inchiostro ha archiviato la fiera tedesca con numerosi, promettenti contatti all’attivo.

Allo stand, accanto ai “grandi classici” della Sun Chemical, sono state presentate anche molte novità, fra cui la linea di inchiostri bianchi SunLase per la marcatura con laser CO2 direttamente sul cartoncino o sul film plastico (anche in reverse): cambiano colore attivati da un raggio laser a bassa intensità, garantendo così la massima igienicità e velocità, anche sui subitati più difficili. Vanno inoltre menzionati gli inchiostri low migration per il packaging alimentare delle linee SunPak FSP (per la stampa offset), SunCure QLM (a essiccazione UV) e WetFlex (l’ultimo sviluppo nell’EB), ma soprattutto i nuovissimi Sunprop premium: degli inchiostri NC universali (non monosolventi, non idonei alla sterilizzazione) che sono adatti alla stampa esterna e interna di quasi tutti i materiali e permettono, dunque, di ottimizzare resi e scarti con grandi economie.

Completano l’offerta: gli inchiostri universali Duratort, prevalentemente flexo a base poliuretanica, idonei anche in sterilizzazione, apprezzati soprattutto in Germania; i Sunply HBN Plus, versione ancora più performante della serie Sunply HBN che ha riscosso tanto successo sul mercato; due nuove serie di Sunester: la 08R inchiostro NC/PU monosolvente universale  per accoppiamento che può sostituire con successo i Sunply per applicazioni che non prevedono sterilizzazione ma utilizzo di inchiostri esenti da cloro e la serie FL (versione per flessografia); la nuova gamma di vernici release europea, esente da cicloesano e paraffine.

Da non dimenticare, infine, la collezione SunInspire per effetti metallizzati, tattili, fluorescenti o termocromatici, associata a uno strumento (un modello a matrice) che aiuta a individuare la combinazione ottimale fra tipo di materiale, stampa e inchiostro: un “dito artificiale” messo a punto dagli esperti dell’Università di Leeds per Faraday Ltd, “toccando” un substrato, ne rileva (e quantifica) le proprietà e le elabora a computer ottenendo i dati fisici che identificano con esattezza la texture e le altre qualità sensoriali desiderate. Un ausilio davvero prezioso per il marketing e i packaging designer.

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