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Editoriali



Siamo quello che mangiamo

Parliamo di cibo, anche per la mente. Di qualcosa che è condizione di sussistenza ma anche di gioia per il palato, che è materia per i ricordi e alimento dei desideri.



La sera dei talenti

C’è ancora tanto sentimento in giro, almeno nel nostro mondo del fare. Partecipazione emotiva, coinvolgimento, lucidità, gusto di andare oltre superando anche le ragioni della pura convenienza… Merce rara ma, forse proprio per questo, quanto mai preziosa.



Rerum vulgarium fragmenta

Frammenti di un’estate ormai passata…
Riprendo in mano il “Canzoniere” di Francesco Petrarca e per ben ricominciare, non dismetto frettolosamente l’abito del disimpegno; piuttosto preferisco indugiare nel ricordo di esperienze apparentemente lontane, eppure vive alla luce di quanto d’intorno accade.



Dire e non Dire

Sarà il caldo di questi giorni, le immagini di cose sfocate all’orizzonte nella caligine pomeridiana, ma altrettanto mi sembrano sempre più sfuggenti e indeterminate molte parole che sento ripetere intorno.



Grazie…

Abbiamo partecipato a Interpack con l’intento di testimoniare il valore del “made in Italy” - di cui ci sentiamo di far parte - e che, siamo convinti, possa ancora fare la differenza in molti campi, packaging in primis.



Avanti con fiducia

Le imprese italiane della meccanica strumentale sono ottimiste circa il proprio futuro, confermano la tradizionale capacità a differenziare l’offerta in base ai mercati di sbocco e dichiarano stabilità e buone prospettive in fatto di livelli occupazionali.



Quello che non fa l’Italia, lo fanno gli italiani*

Tutto riparte da Interpack, è ovvio e inevitabile come mai.
È il tempo in cui si tirano le fila su quanto è accaduto (la crisi ormai alle spalle), su cosa si è fatto per contrastarla, su quello che ci prospetta il futuro, e non solo da un punto di vista tecnologico.



Si può fare…

Buone nuove. Fare innovazione, migliorare i fattori competitivi, spostare il confronto con i clienti dal piano del prezzo a quello della generazione di valore, è un obiettivo a portata di mano dell’industria, soprattutto delle PMI.
Niente a che vedere con l’usata pratica “estemporanea”, frutto di intuizione e creatività, che è patrimonio diffuso del nostro fare impresa e che, in tempi di globalizzazione, sembra stia perdendo di efficacia.



Il futuro è di chi lo costruisce (...Deo volente)

“Condividere problemi, condividere soluzioni”.
Questo sembra essere oggi l’imperativo per l’industria, per quel mondo “vero” del fare che, in tal modo, non solo costruisce giorno dopo giorno l’uscita dalla crisi ma - più o meno consapevolmente - prende le distanze da un governo in tutt’altre faccende affaccendato, e dalle “dinamiche neocontrattualistiche” che mirano a ridefinire i rapporti tra capitale e lavoro attraverso una prova di forza, come accaduto a Mirafiori.



Cronache vietresi (seconda puntata)*

Quando si parla di impresa si finisce più o meno “volontariamente” a mettere in luce il deficit culturale e valoriale che caratterizza la gestione della Cosa Pubblica.



Fumata bianca

Non si tratta dell’elezione del pontefice, ma della nomina dei nuovi vertici di Ucima (Unione costruttori italiani macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio) e - nota personale - di un malaugurato guasto meccanico che non mi ha consentito di raggiungere Bologna, per partecipare ai lavori dell’assemblea. Il 24 settembre non ero quindi presente a Villa Cicogna ma, come persona che ha l’obbligo di informarsi dei fatti e in virtù della mia lunga “militanza”, provo a dare una prima lettura degli avvenimenti.



I valori al centro dell’impresa

Corsi e ricorsi. Dopo tanto affannarsi a cavalcare l’onda di una crescita che sembrava inesauribile, l’industria si trova a fare i conti con un mercato che si fa sempre più severo e selettivo e che non ha più bisogno solo di quantità (seppure di qualità), ma di prodotti che facciano la differenza e che offrano valore aggiunto in termini di unicità. Ecco allora che le imprese sono costrette a riscoprire l’utilità di produrre e vendere, insieme a ciò che fanno, anche un sistema valoriale, strumento indispensabile per una buona organizzazione interna del lavoro e fattore competitivo caratterizzante rispetto alla concorrenza. Roba che sembra del secolo scorso, ma da declinare considerando la complessità del presente e che poco concede a pure e semplici evocazioni nostalgiche.
Questo, a mio modo di vedere, è quanto emerso dal XXX convegno nazionale Gifasp (Assografici), svoltosi a Vietri sul Mare (SA) a fine giugno.



Dalla sofferenza all’eccellenza*

(Luglio/Agosto 2010)

L’Italia che lavora torna a scuola. Con l’attesa speranzosa, l’impegno tribolato, il sentimento di identità di chi vuole e deve imparare a costruirsi un futuro, migliorando le conoscenze e aprendosi al confronto. E allora tutti in fila, imprenditori e manager, clienti e fornitori ad approfondire e dibattere di economia e di psicologia, di finanza e di etica, come è successo, tra maggio e giugno, in occasione delle assemblee di GIFCO (Trieste), GIPEA (Gubbio), GIFASP (Vietri), ovvero dei tre gruppi di specializzazione di Assografici a cui fanno capo, rispettivamente, i produttori di cartone ondulato, di etichette autoadesive, di astucci pieghevoli.



Persone parlanti (Attenti a coloro che tacciono!)

(Giugno 2010)

Cambio al vertice dell’ Istituto Italiano Imballaggio nel segno della continuità.

In occasione dell’assemblea generale tenutasi a Milano il 25 maggio, dopo quattro anni di presidenza, Vermondo Busnelli passa il testimone ad Angelo Gerosa, con l’orgoglio di un bilancio tutto in positivo delle attività svolte.L’Istituto è cresciuto, infatti, in termini di immagine, confermandosi punto di riferimento per il settore, grazie a una precisa strategia di valorizzazione della cultura del packaging, delle competenze interne, delle risorse della base associativa. Seguendo questa strada ha costruito nei fatti anche un modo diverso di guardare al “fare impresa” nel nostro settore, più aperto al confronto e alla collaborazione e più attento alla comunicazione.



Addì, 29 aprile

(Maggio 2010)

Questa mattina i giornali dedicano ancora una volta le prime pagine alla crisi greca e, più in generale, e agli attacchi speculativi contro l’euro. Le grandi banche di Wall Street, noncuranti delle indagini avviate contro di loro dal Congresso americano, dalla Sec e dalla Federal Reserve, soffiano sul fuoco dell'euro-panico e, gli economisti - di Goldman Sachs e JP Morgan Chase - sciorinano cifre da paura: 45 miliardi di euro per il salvataggio della Grecia, 600 miliardi di euro per arrestare il contagio in altri paesi mediterranei.

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